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Anno XXVII n. 235 Marzo 2008

INTERSCAMBIO ADDIO, LARGO AL ‘PALLET POOL’
di Luca Regazzi

Costi insostenibili; aumento dei casi di contraffazione e furto; enorme dispendio a livello logistico. E come ciliegina problemi igienico-sanitari. Fedespedi e Anita boicottano l’interscambio dei pallet, giudicato obsoleto e inefficiente. E il futuro si chiama noleggio

 

L’interscambio dei pallet? Una pratica obsoleta e inefficiente che non ha nessun futuro, se è vero che molte realtà logistiche la stanno progressivamente abbandonando. Il sistema con cui le aziende affidano al trasportatore il compito di recuperare presso il destinatario delle merci un numero di bancali equivalenti a quelli utilizzati per il trasporto sembra giunto al capolinea, anche se rimane il più utilizzato nella supply chain italiana.

 

INTERSCAMBIO: PER IL TRASPORTATORE UN BANCALE DI PROBLEMI

Troppe, secondo le accuse, le controindicazioni e gli svantaggi che l’interscambio presenta: dai costi insostenibili ai casi di contraffazione e furto (si stimano perdite tra il 13 e il 30% del totale movimentato e una dispersione di 1,5 milioni di unità all’anno); dall’enorme dispendio a livello logistico al mancato ritiro di pallet da parte del trasportatore, per negligenza o effettiva indisponibilità. È stato calcolato che per un’azienda di trasporti con una flotta di 50 mezzi la gestione dei pallet arriva a costare in un anno dai 70 ai 100 mila euro, una cifra che non si giustifica visto che non c’è remunerazione del lavoro svolto. Anche l’esperimento dei “buoni di ricevimento” – documenti consegnati al trasportatore che testimoniano il credito/debito di pallet che si è generato in una determinata occasione – non sembra sortire effetti positivi, in particolare per i cattivi rapporti con gli operatori della grande distribuzione che spesso si rifiutano di saldare i debiti pallet, ottenendo in definitiva uno sconto rilevante sulla merce acquistata.

 

TANTE ASSOCIAZIONI HANNO DETTO “BASTA”

Non è quindi un caso se dall’inizio di quest’anno lo slogan “No allo scambio delle palette” sia diventato un coro generale. L’Unispetra (Unione imprese spedizione, trasporti e depositi), la Fedespedi (Federazione nazionale spedizionieri) e l’Anita hanno esplicitamente chiesto ai loro aderenti di abbandonare a partire da gennaio 2008 la pratica dello scambio dei pallet (sia EUR che EPAL). Una decisione che – va detto - è in conformità agli standard europei ed è già prassi comune in alcuni paesi come Inghilterra, Spagna, Danimarca, Polonia, Svizzera e parte della Francia.

“Lo scambio di palette si traduce quasi sempre in un onere gestionale e amministrativo che gli spedizionieri italiani non sono più in grado di sostenere, in quanto non adeguatamente remunerato come servizio accessorio al trasporto – spiega Stefano Brambilla della segreteria nazionale di Fedespedi – Lo scambio non è sempre alla pari, non si hanno ritorni su quello che si invia, i pallet spariscono. Le incombenze e le diseconomie legate all’approvvigionamento, alla preparazione, alla conservazione, all’amministrazione e infine allo scambio fisico delle palette gravano esclusivamente sulle imprese di spedizioni e sui loro collaboratori, non sui clienti. Inoltre negli ultimi tempi abbiamo assistito a un forte incremento dei casi di furto e di appropriazione indebita di palette che, insieme alle violazioni di contraffazione dei marchi, alimentano un mercato ‘parallelo’, con ovvie conseguenze negative nei confronti dei fornitori legittimamente accreditati. Abbiamo però affidato alla valutazione delle singole aziende associate – precisa Brambilla – come affrontare le singole situazioni, proprio per non lasciare il cliente alla deriva”.

“I motivi per cui abbiamo indicato ai nostri aderenti di abbandonare l’interscambio sono duplici, di natura economica ma anche igienico-sanitaria – ribadisce Angelo Nascenzi, responsabile dei problemi alimentari e dei trasporti internazionali di Anita – Il sistema dello scambio dei pallet a livello europeo dovrebbe essere ad adesione volontaria e punta ad assicurare la qualità e il riutilizzo degli imballaggi, mentre è divenuto nel tempo un obbligo cui è difficile sottrarsi”.

In sostanza – dice Anita – tutti quei servizi che venivano dati per una sorta di gentleman agreement con i committenti, nel momento in cui non c’è più redditività, non sono più dovuti: “Ci risultano pochissime le imprese che possano vantare contratti scritti dove si va a regolamentare anche lo scambio dei pallet – afferma Nascenti – Per cui se c’è un contratto di trasporto che lo regola, il trasportatore continuerà a gestire le pedane per venire incontro alle esigenze del cliente; ma dove questo non esiste, si troveranno altre soluzioni”.

Grave poi la questione sanitaria: “Da mesi – ci informa Nascenzi – avevamo sollevato il problema dell’igiene dei pallet al ministero della Salute e all’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), ma non vi sono state reazioni. Oggi chi fa alimentare non ha un pallet dedicato, per cui si può caricare al ritorno un bancale che ha portato prodotti diversi e pericolosi. Le palette sono poi spesso accatastate nei piazzali, esposte a intemperie e sporcizia. Il trasportatore non può certo caricarsi sulle spalle il problema della sanitizzazione della paletta, a meno che non si tratti di un obbligo scritto. Né si può far carico dell’auspicabile individuazione di un pallet dedicato all’alimentare e da non riutilizzare per altri tipi di trasporto, come già esiste in Germania, dove si utilizza una specie di contenitore di plastica sterilizzabile esclusivamente per i prodotti alimentari”.

 

COME SOSTITUIRE L’INTERSCAMBIO

Dunque l’interscambio va abbandonato e in fretta. Ma cosa lo sostituirà? Un sistema di gestione in uso è quello cauzionale in cui i pallet, di proprietà dello spedizioniere, sono venduti al cliente con la merce dietro cauzione, che viene recuperata nel momento in cui le pedane sono restituite al proprietario. Ma è un sistema in fase di ridimensionamento che non affronta in modo vincente il problema del deterioramento dei materiali.

Il concorrente più accreditato rimane così il pallet a noleggio o “pallet pool”, già diffuso in quasi tutti i Paesi europei, specie in Gran Bretagna, e che da noi è ancora agli inizi (lo utilizzano solo il 3-5% delle imprese). Come funziona? In sintesi, la società di pallet pool consegna le palette all’azienda cliente in base a cadenze e quantitativi concordati. Questa, imballata la merce, comunica alla società di noleggio il numero di pallet spediti, la data di spedizione e le coordinate del destinatario. La società di pallet pool si occuperà di recuperare i bancali presso i destinatari finali, riportarli presso un proprio deposito per essere riparati e rimessi a disposizione dei clienti. In teoria il pallet a noleggio può essere usato per una sola spedizione, anche se il quantitativo minimo ottimale è di 3-5.000 pallet all’anno. I vantaggi sono evidenti: si elimina qualsiasi problema di riconsegna dei pallet con GDO, grossisti, operatori logistici e trasportatori; si rinuncia a investimenti elevati per l’acquisto di nuovi bancali; si prevede un costo certo per il servizio di noleggio, senza sorprese e omnicomprensivo per pallet consegnato.                       

 

NUMERI INTERSCAMBIO

350 milioni i pallet in circolazione in Europa

52 milioni i pallet certificati EPAL nel 2006

70-100 mila euro  la spesa all’anno di un’azienda medio/grande italiana di trasporto per la gestione dei pallet 

1.500.000 i bancali dispersi all’anno in Italia

13-30% la percentuale di perdite per furti o contraffazione sul totale movimentato

 

Standard diversi tra Usa, Asia ed Europa EUROPALLET, LE DIMENSIONI CONTANO

Uno dei problemi riguardo ai pallet - non ancora del tutto risolto - è quello della standardizzazione. In Europa si sono diffuse due misure classiche, il pallet EUR (mm 800x1200)e il pallet Philips (mm 1000x1200). Negli Stati Uniti la dimensione standard è invece il 40x48 pollici (equivalente circa al nostro 1000x1200 mm). In Asia è utilizzata frequentemente il 1100x1100 mm, a pianta quadrata.

Se la paletta rispetta caratteristiche minime comuni in fatto di qualità dei materiali utilizzati e specifiche tecniche (relative ad esempio all’ecologia e alla sicurezza sanitaria), può fregiarsi del logo registrato EPAL. Partendo poi dal presupposto che in Europa il trasporto avviene per la maggior parte su gomma, si è giunti alla conclusione che le misure di base migliori in Europa per un pallet generico siano di 800x1200 mm. Questo è il formato che consente di utilizzare al meglio la superficie dei mezzi di carico più diffusi, dal piccolo furgone al grande rimorchio. Questa misura ha però l’inconveniente di non essere idonea o di non calzare bene nel container, di misure interne minori rispetto all’autocarro: pertanto il cosiddetto pallet EUR è molto in difetto e crea problemi logistici nelle spedizioni oceaniche marittime.

Attualmente un semirimorchio standard ha una base di carico di circa 13,6 x 2,4 metri, con una capacità di 34 europallet.

 

Un’esperienza aziendale

CAN DI NOCI: “IL NOLEGGIO FUNZIONA”

“Per noi il sistema del noleggio è estremamente funzionale, ci troviamo bene”. Paolo Morea, direttore del CAN di Noci, esprime un giudizio positivo sull’utilizzo del pallet pooling nella catena distributiva. “Una percentuale considerevole del nostro lavoro avviene con la San Pellegrino – spiega – che utilizza da due anni una società di noleggio e gestione pallet. È quest’ultima che si occupa della resa: un sistema più pratico, che non dà adito a interpretazioni sullo stato delle palette alla riconsegna e ti evita la necessità del magazzino e di una persona che abbia cura delle pedane stesse”.

“Il tutto si traduce in un risparmio – sottolinea ancora Morea - perché non siamo più tenuti a pagare i bancali tenuti in magazzino o non riportati in condizioni ottimali oppure andati persi. Nel nostro business c’è un numero fisiologico - approssimativamente del 2-3% - che non finisce restituito, almeno sui grossi quantitativi. Per chi invece lavora con zuccheri, detersivi o acque minerali e in cui l’interscambio avviene alla pari e non si utilizzano società specializzate terze, questa percentuale di non reso è ancora superiore e quindi il noleggio appare ulteriormente vantaggioso”.

 

CHEP, società leader nel pallet pooling

“LAVORIAMO PER OLTRE 100 AZIENDE. E SIAMO IN CRESCITA”

Un portafoglio in Italia di oltre 1.000 clienti (300.000 in tutto il mondo); 17 milioni di movimenti all’anno; 57 milioni di euro di fatturato nel 2007 (solo per il business pallet). Sono i grandi numeri che accreditano CHEP come una della società leader dei servizi di “pallet pool”.

Il sistema della società australiana, la cui filiale italiana opera dal 1991, è in realtà semplice. CHEP consegna ai produttori i propri pallet e contenitori pronti per essere utilizzati e movimentati nella catena logistica. Al ricevimento delle attrezzature, i produttori caricano i prodotti e li spediscono. Alla fine della supply chain, il rivenditore o distributore ricevente scarica le merci e fa ritirare da CHEP i pallet o li restituisce al più vicino Centro di servizio. La società ispeziona e ricondiziona tutti i bancali restituiti per assicurarsi che siano conformi ai suoi standard qualitativi. I pallet vengono infine messi nuovamente a disposizione per il riutilizzo.

“Il servizio di pooling è molto più efficiente del sistema di interscambio - sostiene Luca Rossi, direttore vendite e servizi ai clienti per l’Europa sudorientale di CHEP – Infatti, movimentando i pallet e recuperandoli una volta liberati presso il punto vendita finale, eliminiamo i costi di trasporto. Inoltre CHEP rimane in ogni caso il proprietario dei pallet e si occupa della loro riparazione, evitando così possibili dispute tra produttori, trasportatori e distributori. Senza poi trascurare i notevoli vantaggi ambientali: per i pallet si utilizza legname proveniente da aziende arboricole e quindi da una fonte sostenibile, mentre i bancali vuoti vengono riportati ai Centri di servizio in camion a pieno carico, piuttosto che in mezzi semivuoti. Il modello di pooling incoraggia infine la riparazione e il riutilizzo dei pallet e prevede il riciclaggio dei componenti rotti o danneggiati”.

I vantaggi per i trasportatori sono evidenti, soprattutto sul fronte della riduzione dei costi: dal risparmio sulle spese di acquisto, ispezione e riparazione dei pallet all’ottimizzazione nella pianificazione del trasporto; dai minori tempi di sosta presso clienti e distributori al non pagare le inefficienze degli altri operatori che partecipano allo scambio dei pallet; dall’annullamento delle vertenze sulle attrezzature con clienti e distributori al non doversi più occupare della gestione dei rifiuti di imballaggio.

“Negli ultimi mesi – conclude Rossi - le associazioni di trasporto di tutta Europa hanno annunciato che i costi legati allo scambio di pallet per perdite, riparazioni e manutenzioni li costringerà ad addebitare una commissione di gestione di 1 euro e anche a sospendere il servizio di interscambio. In questo contesto, il sistema di pallet pool rappresenta la migliore alternativa possibile”.

 

È IN PLASTICA E CONTIENE UN CHIP ECCO IL PALLET CHE NON SI PERDE

In principio era di legno. Oggi può essere anche di plastica. E soprattutto intelligente. A rendere tale il pallet è un microchip RFID che ne permette la tracciabilità e rintracciabilità insieme a quella della merce che vi è collocata. Il chip peraltro è passivo e riscrivibile, in grado di ricevere e trasmettere on-line tutte le informazioni identificative. Ma soprattutto risolve il problema dello smarrimento, perché il microchip consente in ogni momento di sapere dove si trova il pallet. In più essendo di una speciale plastica non ha bisogno di manutenzione, è idrorepellente, isolante, capace di assorbire le vibrazioni, stoccabile all’esterno, rispondente a tutte le normative tecniche e europee. Lo produce una società di Udine, la Strixus. Informazioni: www.ipallet.eu

Copyright 2008, Federtrasporti

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