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Farsi le ossa

5 maggio 2016

Il mio medico mi ha raccomandato di mangiare più latticini e formaggio, perché il calcio rafforza le ossa. Non amando molto i latticini, posso magiare altre cose che non siano integratori? E poi, questo mi aiuterebbe anche a guarire prima nel caso di una frattura?

L’osso è un tessuto vivo che si rinnova e si rimodella costantemente. Quando la formazione di nuovo tessuto non tiene più il passo con il riassorbimento del vecchio, le ossa diventano “porose”. L’osteoporosi è infatti una patologia caratterizzata da una riduzione della massa ossea (cioè della quantità) e da un deterioramento della sua microarchitettura (cioè della qualità) che rendono lo scheletro debole e fragile, così fragile che stress anche lievi e banali come un semplice colpo di tosse possono causarne la rottura. E in effetti l’osteoporosi nella maggior parte dei casi non da’ alcun segnale premonitore e si manifesta improvvisamente proprio con una frattura. I segmenti più coinvolti, sono la colonna vertebrale toracica e lombare, l’anca e il femore, il polso e la spalla.

Le fratture multiple da compressione delle vertebre a lungo andare possono generare deformità come ad esempio la cosiddetta “gobba della vedova” e causare dolore sordo persistente nei segmenti ossei coinvolti. Senza considerare il peggioramento della qualità della vita e la maggiore mortalità.

Considerata erroneamente un problema femminile legato alla carenza di estrogeni che accompagna la menopausa, l’osteoporosi in realtà non risparmia neppure il “sesso forte”. È vero, gli uomini hanno più tessuto osseo e tendono ad avere ossa più grandi rispetto alle donne, ma i dati dell’International Osteoporosis Foundation parlano chiaro: un terzo delle fratture di femore si verifica nel sesso maschile e, nella maggior parte dei casi l’osteoporosi maschile è più grave, la mortalità un anno dopo la frattura è circa doppia rispetto a quella femminile. L’incidenza in entrambi i sessi è comunque funzione dell’invecchiamento e i fattori di rischio sono molteplici. Alla menopausa e all’età si aggiungono la familiarità, il consumo insufficiente di latte e suoi derivati, diete sconsiderate, la costituzione minuta, pregresse fratture o piccoli traumi anche inapparenti, malattie reumatiche o patologie che causano malassorbimento, alcune terapie farmacologiche prolungate, in particolare se a base di cortisone. A tal proposito per gli uomini un importante fattore di rischio è il deficit di testosterone associato ad esempio ad alcune terapie per il tumore alla prostata. Sono inoltre pericolosi fumo, alcol e l’immancabile sedentarietà.

In molti casi l’osteoporosi può essere prevenuta partendo da lontano e prendendo misure appropriate prima della sua comparsa. Dopo i cinquant’anni servono dai 1200 ai 1500 milligrammi al giorno di calcio, l’equivalente di un bicchiere di latte più 50 g circa di parmigiano. Il calcio, in misura minore, si trova anche in altri cibi come ad esempio la frutta secca, i legumi, il pesce (soprattutto quello azzurro) e questo può essere un buon suggerimento per chi non tollera i latticini. Gli integratori vanno presi in considerazione solo ed esclusivamente se l’apporto alimentare è insufficiente. Al ruolo della dieta si aggiunge quello altrettanto fondamentale dell’attività fisica commisurata all’età e al rischio di cadute (il ballo ad esempio o camminare di buon passo 30 minuti al giorno) e dell’esposizione alla luce solare. Per prevenire l’osteoporosi occorre infatti anche la Vitamina D che aiuta il corpo ad assorbire il calcio presente nei cibi ed agisce nei processi di rimodellamento osseo. Per soddisfare il fabbisogno di vitamina D è però essenziale l’esposizione alla luce solare cioè stare all’aperto almeno un’ora al giorno con mani, braccia o viso scoperti. Se questo non è possibile anche in questo caso è possibile ricorrere agli integratori.

Infine, per le donne in menopausa e gli uomini over 50 è possibile stimare il rischio di fratture a dieci anni rispondendo al FRAX test un questionario in 12 domande messo a punto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Parlatene sempre e comunque con il vostro medico.

Buon viaggio!

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