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A qualcuno piace caldo

26 agosto 2016

Sono un assiduo consumatore di caffè. Un paio li bevo alla mattina, uno appena alzato, usando la moka di casa e uno a metà mattina, solitamente in coincidenza con il primo carico del giorno poi, immancabile, quello dopo pranzo e, a volte, il caffè mi scappa pure anche verso sera, se mi capita di fare tardi. Insomma tre certi a volte anche di più. Un piacere a cui non vorrei rinunciare anche se mi consigliano di ridurne il numero. Sapevo che il caffè può dare fastidio a chi soffre di pressione alta, ma ora qualcuno dice che sarebbe addirittura cancerogeno. Quanto c’è di vero e quanto invece di fantasioso? Lo chiedo a lei per maggiore tranquillità.

Ogni tanto qualche buona notizia sul fronte dei piaceri della vita!

Un gruppo di ricercatori riuniti dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha in questi giorni assolto il caffè dall’accusa di cancerogenicità. In altre parole bere caffè (una delle bevande più amate in Italia e nel mondo) non aumenta il rischio di tumore. Si tratta di una sentenza d’appello che, alla luce delle evidenze fornite da circa un migliaio di studi scientifici, ribalta un precedente rapporto di circa 25 anni fa e addirittura attribuisce al caffè anche un effetto protettivo su due tumori, quello dell’utero e quello del fegato.

In passato il caffè è stato associato non solo ai tumori ma anche a un nutrito gruppo di altre patologie, anche se poi nel tempo tutte queste ipotesi sono state ampiamente smentite. Il principale imputato è in realtà la caffeina, composto chimico naturalmente presente non solo nei chicchi di caffè, ma anche nelle fave di cacao, nelle foglie di tè, in bibite a base di coca e guaranà, in alcune bevande energetiche e in alcuni integratori alimentari, farmaci e cosmetici. Il consumo di caffeina stimola il sistema nervoso centrale, diminuisce il senso di fatica, aumenta la vigilanza e la lucidità mentale e riduce la sonnolenza. Può inoltre indurre un lieve aumento della pressione sanguigna, ma l’effetto è di breve durata e soprattutto non determina un particolare rischio di patologie cardiovascolari. Pertanto devono limitare l’uso del caffè solo coloro che eliminano la caffeina lentamente: donne in gravidanza e allattamento, bambini, e in genere tutti coloro che “empiricamente” (cioè per esperienza) risentono in maniera eccessiva degli effetti stimolanti della caffeina (insonnia o sonno interrotto, ansia, tachicardia) ed è quindi probabile che siano dei “lenti metabolizzatori”. A questi si aggiungono coloro che soffrono di malattie o disturbi per i quali la caffeina potrebbe essere controindicata (ad esempio malati di gastrite o ulcera e pazienti con aritmie cardiache).

Assolta con formula piena, la tazzina di caffè sembra essere finalmente un piacere innocente, a patto di evitare gli eccessi (le ricerche scientifiche considerano “normale” il consumo di tre o quattro tazzine al giorno) e di controllarne la temperatura… Gli stessi esperti dello IARC mettono infatti in guardia sul consumo di liquidi bollenti. Studi condotti in paesi come Cina, Iran, Turchia e Sud America, dove le bevande tradizionali (soprattutto tè e mate) sono tradizionalmente bevute molto calde (70° C circa e più), hanno fatto emergere che il rischio di cancro all’esofago aumenta in maniera direttamente proporzionale alla temperatura della bevanda stessa. E non è escluso che questo valga anche per la nostra tazzina di caffè. In realtà anche nei paesi occidentali tè, caffè e cioccolata si consumano molto caldi, gli studi dicono tra i 70 e gli 85°C (per il caffè la temperatura preferita “al palato” è di circa 60°C). In ogni caso la temperatura ottimale per evitare di bruciarsi la bocca è superiore alle aspettative e cioè circa 57°C. In ogni caso non è chiaro in quali dosi queste bevande così calde siano pericolose e non è possibile al momento quantificare il rischio. Quindi per ora vale il consiglio di non ustionarsi quando si beve un caffè.

Buon viaggio!   

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