IL BLOG DI UOMINI E TRASPORTI

Autisti: improvvisati e professionisti

13 settembre 2016

I veicoli cambiano. Gli autisti pure. I primi diventano sempre più facili, per andare incontro a quella categoria di conducenti che "gioca al ribasso". Ma tra i secondi ci sono anche tanti professionisti che riescono a trarre il meglio dal camion. In che modo?

C’è la meccanica e c’è l’elettronica. Oggi i camion sono un perfetto mix di questi due componenti. Anche se forse la componente elettronica diventa sempre più predominante, in quanto spesso governa la meccanica. Oggi. Ieri sicuramente non era così. E non soltanto perché «elettronico» era un termine ancora sconosciuto, ma perché il cuore della meccanica, vale a dire i motori, era tutt’altra cosa. Cilindrate maggiori, tiravano fuori potenze inferiori e per fargli trainare al meglio il carico bisognava farli “cantare”: su di giri, con tanto brio. Ma chi, al momento attuale, si comportasse ancora così quali risultati sortirebbe? O, ancor prima, siamo sicuri che servirebbe a qualcosa, salvo a consumare molto più gasolio? Problemi superati, vero. Non foss’altro perché oggi, chi dispone di speciali cruise control chiamati “adattivi”, non deve nemmeno preoccuparsi tanto di accelerare o di frenare, perché ci pensa un sistema che, per tenere il veicolo che precede alla stessa distanza, agisce su sistema frenante e su acceleratore.

Sono esempi e tanti altri se ne potrebbero fare. Tutti insieme ci condurrebbero a una banale constatazione: oggi e, forse ancor più domani, i veicoli industriali sono diventati semplicissimi da guidare eppure estremamente complessi se li si vuole condurre al meglio. Sembra cioè che, vista la diminuita professionalità di molti autisti, le case abbiamo fatto a gara per cercare di livellare gli stili di guida, per correggere eventuali errori, per appiattire tutto quanto c’era da appiattire. E così, sul gradino più basso della professione c’è una grande massa di persone che gioca – scusate il bisticcio – al ribasso. Ma l’autista professionista è un’altra cosa. Perché sa guardare la strada, sa condizionare le proprie scelte in base alle condizioni, sa trarre dal suo veicolo quanto di meglio si possa trarre. In termini di prestazioni, di consumi, di risultati. Ma secondo voi è giusto che questo professionista si faccia dare un aiuto? È corretto accettare, da chi magari ha visto da vicino lo sviluppo e la realizzazione del prodotto «camion», un consiglio o un suggerimento? È sintomo di professionalità cogliere i cambiamenti dei tempi e, in base a questi, adattare anche il proprio modo di lavorare?

Ve lo chiediamo in maniera ancora più diretta: secondo voi, i corsi di guida economica, che ormai un po’ tutte le case costruttrici organizzano per i propri clienti, servono o no a qualcosa?


Per maggiori informazioni scrivici

© RIPRODUZIONE RISERVATA – Uomini e Trasporti