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Morta la Consulta, muore anche l'Osservatorio: e i costi minimi?

7 agosto 2012
La decisione sembra ormai certa: la Consulta dell’Autotrasporto e della Logistica, al pari di tante altre Consulte italiane, sta crollando sotto i colpi ampi e circolari della spending review. Si tratta di una fine ingloriosa? Da più parti sono convinti di sì, ma il giudizio non è così unanime.
Il coro dei contrari alla cancellazione della Consulta era stato aperto già qualche settimana fa da Eleuterio Arcese, che in nome proprio – e non come presidente dell’Anita – aveva indirizzato una lettera al ministro Corrado Passera e al viceministro Mario Ciaccia per spiegare che la chiusura di questo organismo avrebbe rappresentato «un fatto negativo per i trasporti e per il Paese», una perdita dell’unico luogo in cui «il mondo del trasporto può discutere e proporre al Paese idee e suggerimenti». Inoltre Arcese si diceva scettico anche sul merito della misura, visto che a fronte di un’incidenza sul «bilancio dello Stato per 400 mila euro nel 2012 e per 250 mila nel 2013» di fatto era in grado di generare, con un efficientamento logistico del paese, risparmi di costi per circa 40 miliardi.
Molto più pesante il tono di Paolo Uggè, presidente di Fai, che giudica scellerato il taglio, ma soprattutto incoerente. «Se il ministro competente ha emanato una direttiva precisa con la quale indica il programma di lavoro che la Consulta avrebbe dovuto portare avanti – sottolinea Uggè dal sito dell’associazione – come è stato possibile che il Governo abbia respinto gli emendamenti presentati che avrebbero mantenuto in vita, e senza costi per lo Stato un organismo considerato utile? Che razza di Governo è un esecutivo che sconfessa uno dei suoi ministri più significativi?».
Si stracciano le vesti anche al Coordinamento Cooperativo del trasporto (che comprende Agci Servizi - Federlavoro e Servizi Confcooperative - Legacoop Servizi), giudicando la Consulta «un punto nevralgico nel processo di ammodernamento del Paese», in grado di ricoprire il proprio ruolo «con puntualità», dando «un contributo vivace al settore trasporti e allo sviluppo del confronto con tutte le sue articolazioni, comprese la portualità marittima e gli interporti».
Una voce fuori dal coro arriva dalla CNA-Fita, che per bocca della sua presidente, Cinzia Franchini, rispondendo alle domande del Corriere dei Trasporti riconosce all’attivo della Consulta «tanti convegni e riunioni», la produzione di un «Piano della Logistica pagato un milione di euro» e in definitiva «solo tante parole». E per di più care: «certamente qualche milione di euro che visti i tempi sarebbe più utile utilizzare altrove». Ma non è tutto, perché la presidente della CNA-Fita si dice speranzosa che la «Consulta faccia parte di quel passato che amava i poltronifici ricchi di consulenze. Luoghi dove storicamente si è concluso poco per le imprese che rappresentiamo. Abbiamo continuato a fare piani mentre il paese andava a rotoli».
Ma l’analisi più articolata e anche più sospettosa viene dalla Fiap, che dopo aver sottolineato che la scelta di abolire la Consulta è assolutamente «incomprensibile», anche perché è «l'unico tavolo di confronto fra l’autotrasporto e il variegato mondo della committenza», utile quindi per «stemperare i dissidi e ricercare mediazioni di alto profilo», solleva un dubbio amletico: «con l'abrogazione della Consulta – si legge in una nota – vengono meno anche tutte le commissioni di studio da questa promosse e, soprattutto, viene meno l'Osservatorio sui costi. Non è che, puta caso, ci sia lo zampino di qualcuno che ci terrebbe tanto, ma proprio tanto, ad abolire i costi di esercizio?».
Certo, potrebbe essere una fantasia complottista, ma è pur vero, come diceva Andreotti, che «a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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