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«Chef Uggè»: Intervista al presidente di Fai-Conftrasporto

19 novembre 2012

Qual è la ricetta migliore per far ristabilire l’autotrasporto italiano sempre più denutrito e affamato? Ognuno ha la sua, spesso diversa dalle altre, il che in un momento di crisi così pesante non meraviglia. Quella di Paolo Uggè - il primo a cui l’abbiamo chiesta all’interno di una “gustosa” intervista pubblicata integralmente sul numero di novembre di UeT e che potete leggere anche sul sito, collegandovi all'area riservata - è basata su una sana cucina mediterranea (anzi proprio italiana) costituita da alimenti semplici e nutrienti: Dialogo del governo con le associazioni, risorse pubbliche e costi minimi. Nella cucina del presidente di Fai-Conftrasporto, insomma, non troverete né gli stridenti accostamenti da nouvelle cuisine (che so, un protocol d’entente avec ferme glacé), né gli insapori piatti della cucina internazionale dei grandi alberghi (come potrebbe essere un cassoulet de committents au blue beurre). Il massimo della ricercatezza gastronomica potrebbero essere i suoi amati pizzoccheri valtellinesi, ma quando si tratta di andare in cucina per l’autotrasporto, Paolo Uggè punta al concreto. Del resto, quando si parla di novità, tutto è relativo, soprattutto in cucina. E Uggè ha nobili precursori: nel Settecento, in Francia, la «nouvelle cuisine» era quella a base di prosciutto e funghi ed era detestata da Voltaire e dal duca di Richelieu (il nipote del cardinale). Di fronte a tanta relatività, è difficile dire oggi quale ricetta sia la più appropriata per l’autotrasporto. Quel che è certo è che l’accostamento tra camionisti e buona cucina è una tradizione consolidata, che nessuno vuole rottamare e che aiuta a capire, grazie alla metafora, che cosa passa il convento. Naturalmente per cena.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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