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PIETRELLI (Gruppo Federtrasporti): «0,87 euro/km č una tariffa illegale: chi la pratica andrebbe denunciato»

30 maggio 2011

È iniziata la trattativa finale sui costi minimi. Il 12 giugno si avvicina e le parti in causa alzano la voce. Colpisce il modo con cui sbraita Confetra, denunciando il fatto che i costi minimi stabiliti dal Ministero dei Trasporti siano dal 40 al 60% al di sopra delle tariffe di mercato.

Ma cosa vuol dire «tariffe di mercato»? «Una borsa in pelle da donna di Gucci (la GG Running) – commenta Emilio Pietrelli, presidente del Gruppo Federtrasporti riconfermato, di recente, per un triennio – costa in negozio 1.320 euro. Se però si ha la pazienza di fare un po’ di coda durante le svendite post-natalizie si riesce a portarsela a casa anche con un 20-30% in meno. Se poi ci si accontenta di quelle che vendono in spiaggia, con una cinquantina di euro il gioco è fatto. Domanda: quale di queste tre tariffe può essere considerata di mercato? Le prime due di certo; la terza no, perché è frutto di un’attività illegale, che parte dalla contraffazione del marchio e va via via delinquendo».

Pietrelli ha provato a seguire lo stesso criterio con l’autotrasporto, considerando un viaggio di oltre 500 km, coperto da un veicolo che mediamente in un anno ne percorre 100 mila. Ora, siccome la media di consumo di un camion sopra le 16 ton è di circa 2,8 km/litro, «dobbiamo constatare che per arrivare ai 100 mila km utilizzi 35.714 litri di gasolio (100 mila / 2,8 km/l). Per sapere quanto costa acquistare questo gasolio è sufficiente moltiplicare i 35.714 litri per il prezzo al litro: 1,188 euro, stando ai dati ministeriali. Viene fuori una cifra di 42.428 euro, che divisa per i 100 mila km annui, fanno 0,42 al km».

Ma il camion, almeno per ora, non viaggia da solo: «l’autista – prosegue Pietrelli – in base all’ultimo contratto nazionale siglato, costa 45.000 euro l’anno. Facile spalmarli sui 100 mila km: 0,45 euro per km. Di conseguenza soltanto sommando gasolio e autista si arriva a 0,87 euro/km». Ci sarebbero il pedaggio autostradale, l’usura degli pneumatici, i valori di ammortamento, le spese per la manutenzione, i premi assicurativi. «Ma fermiamoci qui – argomenta il presidente di Federtrasporti – Le tariffe di mercato dell’autotrasporto sono quelle che, dopo aver coperto tutti i costi, cercano di strappare alla controparte un margine ragionevole. Ed è ovvio che questa trattativa sia rimessa all’abilità, alla forza contrattuale, ai picchi particolari di mercato. Ci possono essere, cioè, ragioni commerciali, andamenti di domanda e offerta, rapporti strutturati tra vettore e committente in grado di funzionare in maniera analoga agli “sconti post-natalizi”».

«Il presidente di Confetra, Fausto Forti – ribatte Pietrelli – sembra invece acquistare viaggi con le stesse tariffe con cui si comprano borse di Gucci in spiaggia. E in questo modo ammette indirettamente che c’è un problema, che esiste un mercato sommerso, che esistono pseudo-operatori che non agiscono con la logica dei bilanci, ma animati da altro. E se questo “altro” è poco legale sarebbe da denunciare, non da prendere a riferimento di mercato».

Non si tratta soltanto di mercato. Pietrelli giudica l’autotrasporto un’attività troppo «delicata» per il Paese: «non si può pensare di offenderla con conti di questo tipo. È delicata perché supporta l’economia e quindi in qualche modo ne condiziona la crescita e lo sviluppo. Ma è delicata anche perché per muoversi utilizza la strada, la stessa dove viaggiano tutti. E un autotrasportatore che viaggia a 0,87 euro/km non offre garanzie a nessuno: né all’economia né alla sicurezza della collettività».
«Noi come Federtrasporti – conclude Pietrelli – non siamo disponibili a viaggiare a queste cifre. Se Confetra si ritiene tanto capace di quadrare bilanci, di organizzare servizi di qualità e al tempo stesso di rispettare le leggi senza inficiare la sicurezza, che faccia da sola. La osserveremo e impareremo volentieri. Senza rimpianti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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