FINANZA E MERCATO

Moretti replica a Monassi e poi aggiunge: «al trasporto merci su ferro niente incentivi; alla gomma un miliardo l'anno»

4 febbraio 2013
Mauro Moretti, l’amministratore delegato del Gruppo FS, ha un pregio: le cose non le manda  a dire. E accusarlo, pensando che lasci cadere la cosa, è assolutamente un pensiero debole. Nei giorni scorsi, per esempio, ha reso pariglia sia a Marina Monassi, che a Paolo Uggè. La prima, in veste di presidente dell’autorità portuale di Trieste, aveva dichiarato che attendeva una risposta da Moretti rispetto al progetto di layout ferroviario del porto di Trieste, avendogli scritto già a dicembre, ma – aveva aggiunto - «evidentemente non legge la posta».
Moretti ha replicato in maniera progressiva. Innanzi tutto ha fatto notare che «Il Presidente Monassi ha ribaltato completamente nella sua missiva di dicembre il progetto di layout ferroviario del porto di Trieste e linee afferenti già concordato da Rete Ferroviaria Italiana con le Istituzioni locali e la stessa Autorità portuale, progetto discusso proprio a Trieste fino ai massimi livelli e che attendeva solo di essere firmato».
Ciò chiarito, l’ad ha affondato il colpo sottolineando che «la mancata risposta di Monassi alla citata missiva significa dunque che dopo tanto lavoro inutile il Gruppo FS non è più disponibile a ripartire da capo».
Al presidente di Fai e di Unatras, Paolo Uggè, invece, che gli aveva rinfacciato di prendere finanziamenti, Moretti in maniera indiretta è tornato a lamentare gli inesistenti incentivi a supporto dell’utilizzo ferroviario per il trasporto merci, contrariamente a quanto accade al trasporto su strada, che riceve dallo Stato un miliardo di euro l’anno.
Quest’ultimo intervento, peraltro, è stato pronunciato a margine di un convegno svoltosi a Trieste lo scorso 1 febbraio in cui l’ad di FS ha definito «Il collegamento ferroviario tra i porti di Trieste e Capodistria importante per tutto il Paese. Nello spazio di un mercato unico europeo – ha aggiunto – pensare ancora che si possa giocare sui confini per poter fare delle differenze credo sia sbagliato sia per l’Italia che per la Slovenia».
Infine, rispetto all’obiettivo europeo di separare il servizio ferroviario dalla gestione della rete, Moretti ha stimato che in questo modo i costi europei potrebbero lievitare tra i 6 e i 15 miliardi di euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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