UFFICIO TRAFFICO

18 autisti rumeni protestano a Brescia Est: non vengono pagati da mesi. E non si capisce chi debba farlo

4 febbraio 2013
Sono in diciotto. Eppure, se fanno una colletta vuotando tutti i portafogli che hanno in tasca, non riescono a mettere insieme quanto basta per acquistare un panino. D’altra parte dallo scorso novembre non prendono lo stipendio e già nel 2011 avevano accumulato diversi crediti.
Alla fine, quando anche la lancetta del gasolio dei veicoli ha raggiunto il livello più basso, hanno deciso tutti insieme di fermarsi all’autotrasporto di Brescia Est e di bloccare lì i mezzi per manifestare contro chi deve versare a ognuno di loro i circa 4.000 euro a cui hanno diritto.
La storia, in realtà, presenta diversi risvolti poco chiari. Per il semplice motivo che gli autisti rumeni sono regolarmente dipendenti di una società di Arad, la International Rail Road Transport, ma il versamento dei soldi lo pretendono da un rappresentante in Italia della  società, lo stesso che qualche anno l’aveva ceduta ai rumeni attualmente proprietari.
Cosa facessero in Italia tutti questi autisti è presto detto: in base a quanto essi stessi hanno riferito al Giornale di Brescia, ritiravano container presso un qualche interporto e lo consegnavano in destinazioni collocate soprattutto nel Nord Italia.

Questa storia insegna tanto. Insegna innanzi tutto il livello medio delle retribuzioni: 4.000 euro scarsi per tre mensilità a cui bisogna aggiungere una serie di arretrati.
Il secondo insegnamento riguarda l’attività stessa della società, ceduta da un italiano a una società rumena e poi, in qualche modo, attiva in Italia. Perché i viaggi da un interporto a un punto di scarico nel Nord Italia sono pur sempre viaggi nazionali. E un veicolo rumeno dovrebbe farli in cabotaggio, con tutti i limiti che ne derivano (vale a dire tre viaggi entro la settimana di ingresso).
Il terzo insegnamento riguarda la relazione tra venditore e acquirente di queste società, che comunque conservano una qualche relazione che va oltre la pura e semplice compravendita. Una relazione, a quanto pare, anche stretta se gli autisti – non si capisce bene per quale ragione – chiedono la retribuzione non direttamente in Romania, ma al rappresentante in Italia della società per cui lavorano. Talmente stretta che a questo punto non si capisce chi deve pagare cosa. Perché il rappresentante della società in Italia dice di aver ceduto tutto e quindi a dover mettere mano al portafoglio sono altri, mentre dalla società rumena dicono che in realtà non hanno pagato perché attendono di incassare dei soldi dallo Stato italiano: 500 mila euro per mancati rimborsi Iva.
Insomma, come detto, tante cose poco chiare. Ciò che è certo è che sono trascorse circa due settimane da quando gli autisti hanno cominciato la protesta e se continua questo scaricabarile c’è rischio che debbano andare avanti ancora per molto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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