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Daf XF 105.460 Ate: un «aiuto» per gli autisti delle flotte, un sostegno per i bilanci dei padroncini

22 febbraio 2013
«Ma voi la sentite la radio: notizie di carichi dispersi sono all’ordine del giorno. Segno che il livello di professionalità degli autisti di oggi è un po’ carente. Per le flotte che impiegano personale di questo tipo una macchina come il DAF XF 105.460 Ate, equipaggiata con i principali e più evoluti sistemi di sicurezza, è l’ideale. Perché fatto 100 ciò che serve per lavorare, diciamo che di almeno 70 se ne occupa direttamente il veicolo, lasciando il 30 all’autista».
Antonio Arbia – sembrerà strano – fa proprio l’autista, per conto della Bellizio Trasporti associata al SAR di Ravenna. Ma lui è di vecchia scuola, nel senso che sono almeno 30 anni che va per strada a bordo di un camion, ma non per questo pensa che la sua esperienza non abbia più nulla da acquisire.
«Aggiornarsi è fondamentale, anzi dovrebbe essere obbligatorio. Per me, frequentare l’Ecodriving di DAF è stato utilissimo, anche se guido da tanto, perché è normale che in 30 anni le cose cambino e la tecnologia vada avanti. Quindi è giusto scoprire come tali evoluzioni tecniche abbiano condizionato il modo di guidare».
Un esempio? Antonio lo spiega con un parallelismo. «Considera un cavallo che tira una carrozza: se in relazione alla pendenza della strada procede tranquillamente, è inutile frustarlo. Allo stesso modo il motore: se è già entrato in coppia perché accelerare, perché far salire i giri inutilmente».
La teoria di Antonio sull’«autista impreparato» ha anche un corollario che investe il padroncino o la piccola azienda. Perché se quel 70 su 100 prodotto dal DAF XF serve a colmare le lacune di qualche autista, «messo a disposizione del padroncino che già di suo nel lavoro ci mette 80 – spiega Antonio – diventa un differenziale importante per l’attività. Dirò di più, per certi versi può essere uno degli strumenti di economia che gli consente di non fallire».
Affermazione pesante, non è vero? Ma Antonio la documenta con i fatti e i consumi appuntati in questa settimana che ha avuto a disposizione il veicolo. «Il primo viaggio con il DAF l’ho fatto martedì, con al seguito un container da 40’ con cui ho raggiunto il top dell’economicità, in quanto lo spazio libero sul retro cabina è ridotto al minimo e quindi anche il vortice aerodinamico è inferiore. Un veicolo di questo tipo, infatti, dà il meglio abbinato a un frigo, a un centinato o ancora di più a una cisterna, che non soltanto è più vicina alla cabina ma è anche più arrotondata e quindi più penetrante nell’aria. I giorni successivi, con container da 20’ ho fatto di tutto e di più: montagna, neve, sterrati e devo dire che le cose sono andate molto molto bene».
Quanto bene? Antonio, che è di vecchia scuola, non ci sta a mettere tutto in un calderone unico. Distingue, invece, missione per missione, momento per momento quasi. Primo esempio: andata e ritorno da Ravenna all’Umbria, valicando il Verghereto sulla devastata E45. «L’ho percorsa addirittura due volte e siccome mi ero accorto che in alcuni passaggi il cambio automatico tendeva a tenere un pelo troppo alti i giri, la seconda volta l’ho messo in manuale. Salivo a 60 km/h senza nemmeno arrivare a 1.200 giri/min: una favola. Ma la soddisfazione maggiore è venuta dopo, quando nella media complessiva – quindi tra pieno e vuoto – ho registrato un consumo di 3,8 km/l. E in mezzo c’è anche della montagna…».
Ma si può fare di più. Stamattina, per esempio. In una giornata resa difficile dalla neve, Antonio parte per Firenze. Da Cesena a Bologna è costretto dal traffico a viaggiare sui 30-35 km/h. Poi salendo verso l’Appennino paradossalmente la neve diminuisce e la velocità torna a essere normale. Alla fine per fare i 183 km fino a Campo Bisenzio consuma soltanto 43 litri: 4,26 km/litro. Certo, una parte del merito è della velocità ridotta, «ma credo che anche a tornare indietro – puntualizza Antonio – non dovrei superare i 50-52 litri, quindi oltre i 3,6 km/l. Che per l’appennino tosco-emiliano è sempre un bel viaggiare».
Tutto bene, quindi? Quasi. Antonio, sempre perché è di vecchia scuola, ha prestato attenzione anche al perfettibile. Per esempio, secondo lui la marmitta è un po’ strozzata e se si viaggia su strade con il new jersey centrale in cemento le onde sonore ci rimbalzano sopra producendo un suono sordo. Ma, sempre secondo l’autista di Bellizio, cambiando traiettoria alla marmitta questo inconveniente acustico dovrebbe sparire.
Un’altra annotazione è legata al convogliatore frontale, quella grande ventola chiamata a raffreddare il motore. Il suo dovere lo fa perfettamente, anzi… Soltanto che, se ci si trova a percorrere strade sterrate, come è capitato ad Antonio, la ventilazione del convogliatore finisce per sollevare molta polvere.
Certo, è un caso specifico. Ma d’altra parte Antonio - lo si sarà capito - è di vecchia scuola: lavora da tanto e pretende tanto. E forse anche per questo apprezza DAF.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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