FINANZA E MERCATO

Camion vecchio «non» fa buon brodo

1 marzo 2013

Una volta si diceva che gli autisti dell’Est europeo sulle nostre strade erano pericolosi perché utilizzavano veicoli obsoleti, oggi invece, pur continuando a operare spesso border-line sfoggiano sempre più frequentemente veicoli di ultima generazione. Merito loro che hanno saputo far crescere le loro imprese, ma un campanello d’allarme ulteriore per gli operatori italiani che si trovano a competere con armi sempre più spuntate. È necessario quindi correre ai ripari.
Da qui la proposta/provocazione: «Perché non destinare i 26 milioni di euro che lo Stato destina all’autotrasporto per incentivare il rinnovamento di un parco circolante in cui, almeno sopra le 3,5 ton, 1 veicolo su 2 è Euro 0 e per il 90% non va oltre l’Euro 3?».
I dati ACI sul parco circolante nel nostro Paese nel 2011 - ma poco cambierà nel 2012, visto il perdurare del periodo di magra – sono a dir poco disarmanti. Concentrandosi sui soli veicoli sopra le 3.5 ton, su un totale nazionale di 772.944, ben 379.957 sono ancora Euro 0, 60.373 sono Euro 1, 119.080 Euro 2, 135.171 Euro 3, 27.245 Euro 4, 48.015 Euro 5 e solo 2.143 sono EEV o Euro 6.
Non è solo un problema ambientale e di sicurezza stradale, a cui i veicoli di ultima generazione rispondono con performance notevolmente migliorate rispetto al passato, ma anche di competitività delle imprese. I nostri «Test in Azienda» confermano infatti che viaggiare con un veicolo di ultima generazione (Euro 5 ed Euro 6) permette di avere una media dei consumi di gasolio ben al di sopra dei 3km/litro, intervalli di manutenzione allungati che, se inseriti all’interno di contratti manutenzione programmata, sono anche quantificabili.
Dall’inizio del 2014 si immatricoleranno solo veicoli Euro 6 e si ipotizzano per il 2013 diverse opportunità di acquisto per i veicoli Euro 5 (anche EEV) in uscita; veicoli collaudati da anni e meno complessi dal punto di vista tecnologico. Se fosse quindi possibile ipotizzare di ricevere qualche «aiuto» per far fare il salto qualitativo alle nostre imprese, il sistema ne trarrebbe certamente vantaggio. Con buona pace della sicurezza stradale, dell’ambiente e… perché no, anche della competitività. È così difficile?

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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