LEGGI E POLITICA

Cassazione: «Gli studi di settore, da soli, non bastano a giustificare un accertamento»

11 marzo 2013
Gli studi di settore fanno paura. Pensate che il numero di domande di rimborso delle accise nel 2012 è diminuito (fonte: Agenzia delle Dogane) di circa il 15% e che molto probabilmente tanti, tra chi ha preferito fare a meno del rimborso, hanno timore di esporsi ai temibilissimi studi di settore. 
A contrastare però questa tendenza e quindi – si spera – anche a far diminuire la paura ci sta pensando la giurisprudenza. La Corte di Cassazione, infatti, è da un po’ di tempo che restringe sempre più il valore probatorio degli studi di settore. Da ultimo è arrivata la sentenza n. 4166 del 20 febbraio 2013, con cui, confermando la decisione di una Commissione tributaria Regionale, ha sottolineato come gli studi di settore, presi a se stante, non hanno valore di presunzione grave, precisa e concordante e di conseguenza non possono essere alla base di un atto di accertamento nei confronti del contribuente. In pratica, confermando un orientamento già espresso in passato, la Suprema Corte ha ribadito che i risultati degli studi di settore danno luogo a una presunzione semplice, la cui gravità, precisione e concordanza non si determina in modo automatico quando si discostano dal reddito dichiarato. 
Per assumere valore, cioè, la presunzione deve essere riscontrata in un contraddittorio obbligatorio con il contribuente, a pena di nullità dell’accertamento. Perché soltanto con il contraddittorio il contribuente può esporre le eventuali ragioni che hanno determinato lo scostamento. Soltanto quando – specifica la Cassazione – il contribuente non rispondesse all'invito dell’Agenzia delle Entrate a presentarsi in un contraddittorio, allora diventa legittimo utilizzare per l’accertamento i soli risultati dello studio di settore. 
Tutto ciò porta quindi alla conclusione che un atto di accertamento fiscale è valido soltanto se, unitamente allo scostamento dai risultati degli studi di settore, evidenzia pure le motivazioni secondo cui le ragioni addotte in contraddittorio dal contribuente sono state tralasciate. Insomma, non basta dire «c’è uno scostamento», bisogna pure giustificare perché le giustificazioni che lo hanno creato e che il contribuente ha spiegato non possono ritenersi fondate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home