LEGGI E POLITICA

Liberalizzazione del cabotaggio: nel Consiglio UE vince la linea contraria, anche grazie all'Italia

20 marzo 2013
Bisogna fare i conti con l’Europa. Molte normative in vigore in questo momento in Italia, infatti, trovano ispirazione diretta a Bruxelles. Ecco perché nel momento in cui vengono definite è importante avere qualcuno che faccia valere anche le ragioni italiane, che rispetto ad alcuni argomenti potrebbero essere divergenti (e magari non isolate) in virtù di un differente contesto economico. 
Prendiamo il cabotaggio. In Europa è convinzione della Commissione che debba essere liberalizzato. La pensano così molti paesi, Olanda in testa. Ma nell'ultimo Consiglio europeo dell’11 marzo questa posizione è stata fortemente contrastata. È stato in particolare il rappresentante polacco, parlando anche a nome dei suoi colleghi di Repubblica ceca, Ungheria, e Slovacchia, a esprimere preoccupazione per una revisione delle norme sul cabotaggio, volte a rimuovere le restrizioni attualmente esistenti. In più, lo stesso rappresentante polacco ha fatto presente della necessità che il Consiglio possa discutere approfonditamente sul tema, avendo a disposizione una relazione richiesta alla Commissione, relativa alle condizioni dei mercati di autotrasporto all'interno dell’Unione europea
Di fronte a questa presa di posizione Italia, Austria,Belgio, Danimarca e Francia hanno presentato una dichiarazione (doc. 7342/13) in cui si definisce prematura qualsiasi ipotesi di liberalizzazione del cabotaggio, mentre si valutano opportune altre iniziative finalizzate in particolare a un’azione comune sui controlli atti a far rispettare le normative sul lavoro. 
Gli altri paesi, al contrario, si sono espressi a favore della liberalizzazione dell’autotrasporto in tutto e per tutto, in quanto la reputano un passo essenziale verso la creazione di un mercato unico anche a livello di trasporti. 
 Fatto sta che il commissario ai Trasporti, Siim Kallas, dopo aver ascoltato le ragioni degli uni e degli altri si è fatto convincere che non fosse il caso di procedere a testa bassa, ma che sia necessario, prima di arrivare ad attuare la liberalizzazione del cabotaggio, approfondire l’argomento
 Insomma, il fronte anti-liberalizzazione almeno per ora sembra aver rintuzzato gli attacchi. E questo è esattamente un esempio di come si possono far valere, anche a livello comunitario e magari trovando le giuste alleanze, interessi nazionali in grado di condizionare il lavoro e la sicurezza sulle nostre strade.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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