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Tutti i dubbi sui costi minimi dopo l'ordinanza del TAR: le risposte di Clara Ricozzi

25 marzo 2013
C’è bisogno di certezze. E le procedure processuali – ostiche ai più – non lavorano certo in questa direzione. Non a caso, dopo aver pubblicato le notizie delle due ordinanze con cui il Tribunale di Lucca e il TAR Lazio rinviavano rispettivamente alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia europea la valutazione della compatibilità della normativa sui costi minimi in ambito nazionale e in quello comunitario, ci sono giunte molte domande di lettori che esprimevano un comprensibile bisogno di chiarezza. Proprio per questo abbiamo raccolto le domande ricorrenti e le abbiamo rivolte a Clara Ricozzi, per lunghi anni al vertice della Direzione Generale del Trasporto Stradale presso il ministero dei Trasporti e, in seguito, segretario generale della Consulta per la Logistica. Ecco le sue risposte.

Iniziamo con la questione più importante: le due ordinanze di rinvio (del Tribunale di Lucca e del TAR Lazio) quali conseguenze comportano alla normativa sui costi minimi e agli atti amministrativi che li quantificano? 
L’Ordinanza del Tribunale di Lucca – che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della disciplina sui costi minimi introdotta dall’art. 83 bis della legge 133/2008 – e le recenti decisioni del TAR Lazio, sostanzialmente di pari contenuto, sui ricorsi presentati dall’Autorità Antitrust e dalla committenza industriale e logistica, contro i provvedimenti attuativi della stessa disciplina, hanno dato luogo a reazioni di segno diverso, ma sostanzialmente concordanti sul fatto che le disposizioni legislative e i relativi provvedimenti amministrativi di determinazione dei costi minimi restano pienamente in vigore, in attesa delle pronunce, in campo nazionale, da parte della Corte Costituzionale e, in sede europea, da parte della Corte di Giustizia. 
Su cosa si basa tale certezza? 
È innegabile che il TAR avrebbe potuto disporre la sospensione di quei provvedimenti (prima adottati ad opera dell’Osservatorio sulle attività di autotrasporto istituito nell'ambito della Consulta Generale per l’autotrasporto e per la logistica, e oggi rimessi alla competenza degli uffici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), accogliendo così la richiesta avanzata in via pregiudiziale dai ricorrenti. Eppure a suo tempo non l’ha fatto.  
Ad ulteriore riprova di questa impostazione, vale la pena di ricordare come anche le tariffe obbligatorie (anche note come «tariffe a forcella») restarono tranquillamente in vigore in attesa della sentenza della Corte di Giustizia emessa il 1° ottobre 1998, né venne sospeso in modo automatico alcun contenzioso inerente il loro rispetto. Come sappiamo, la Corte di giustizia si pronunciò poi per la compatibilità di quelle tariffe rispetto ai principi comunitari. 
Eppure Confetra ha chiesto al Ministero di disapplicare l’art. 83 bis, come a suo tempo invocato dall’Antitrust… 
In realtà, proprio considerando l’inequivocabile precedente della Corte di Giustizia europea, sembra singolare questa richiesta avanzata al Ministero. Oltretutto, la risposta fornita all’Antitrust dalla Consulta per motivare il diniego di accoglimento della richiesta, è stata alla base della memoria difensiva, sottoscritta sia dalla Consulta, sia dalla Direzione Generale del Trasporto Stradale. Spetta dunque a quest'ultima, in quanto «erede» dei compiti della Consulta, fornire eventuali chiarimenti, oppure limitarsi a confermare l'applicazione della norma, provvedendo agli adempimenti previsti dalla stessa, come la pubblicazione mensile dei costi
Veniamo all’altra questione importante: che ne sarà dei giudizi pendenti in attesa delle decisione di Consulta e Corte europea?
Qui la valutazione diventa più complessa. La giurisprudenza costante della Corte di Cassazione, con una sola eccezione, non sancisce l’obbligo di sospendere i giudizi civili promossi dai vettori per vedersi riconoscere eventuali differenze sul prezzo del trasporto, in ottemperanza alla disciplina introdotta dall'art. 83 bis. Peraltro, si potrebbero avere effetti «indiretti», dal momento che resta comunque intatta la facoltà dei giudici di sospendere i processi, in analogia a quanto deciso dal Tribunale di Lucca: in sostanza, non è improbabile –e presto lo sapremo – che ci si possa trovare davanti a comportamenti diversi da parte dei singoli Tribunali aditi. Può essere cioè che qualcuno sospenda e altri no. Il che non farebbe che alimentare la confusione, in un momento sicuramente non facile nei rapporti fra vettori e committenti, reso ancora più complicato dalla perdurante crisi economica, che certo non risparmia nessuno dei due contendenti. 
Come se ne esce?
Com’era stato già ipotizzato nell’ambito della Consulta per l’autotrasporto, sarebbe più che mai opportuno rielaborare l’attuale disciplina sui costi minimi, eliminandone le incongruenze e gli elementi di contraddittorietà risultanti dai numerosi rimaneggiamenti, possibilmente prima che si pronuncino la Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia. Ma questo comporta la sollecita riattivazione del «tavolo a tre» e un Governo nella pienezza dei suoi poteri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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