LEGGI E POLITICA

In Francia «profumo» di costi minimi: nelle tariffe di trasporto va considerata anche l’ecotassa

22 aprile 2013
L’autotrasporto francese gode di una forte rappresentanza di categoria. Lo ha dimostrato molto chiaramente quando, la scorsa settimana, in Parlamento è stato approvato un intero pacchetto di disposizione normative in vista dell’introduzione il 1° ottobre della ecotassa, il pagamento cioè di un pedaggio anche su tratte non autostradali. E tra le norme approvate il 16 aprile c’è anche quella che introduce la nuova tassa stradale negli elementi con cui quantificare le tariffe di trasporto. Cosa vuol dire? 
Per rispondere bisogna spiegare che per la legge francese il prezzo di un trasporto è il frutto di una valutazione che vettore e committente compiono in maniera autonoma, basandosi comunque sugli stessi elementi. In pratica il vettore ha l’obbligo di tener conto di una serie di parametri indicati dalla legge e il committente, dal canto suo, deve fare attenzione nel remunerare il trasporto di pagare almeno quanto serve per coprire i seguenti costi: carburante, manutenzione, ammortamento (o i canoni di noleggio), documenti di trasporto, conducente, pedaggi. 
Ebbene, adesso all’interno di quest'ultima categoria vanno ricompresi anche gli esborsi relativi alla ecotassa. A essere esentati dal pagamento saranno soltanto i veicoli al di sotto delle 3,5 ton (quelli sopra, anche se stranieri saranno obbligati a versare) e quelli che trasportano alcuni beni particolari (per esempio, il trasporto di latte). 
 E gli esborsi non saranno effettivamente contenuti, visto che in Parlamento c’è stata una vera e propria battaglia da parte della committenza per fermare – senza riuscirci – la disposizione in questione. 
Le associazioni dell’autotrasporto francesi, malgrado siano fortemente critiche rispetto all’ecotassa, hanno sottolineato come la disposizione approvata consente per lo meno di ristabilire un rapporto di forza più equilibrato con la committenza. Ma un’eco della vicenda è giunta anche in Italia. Il responsabile dell’Ufficio studi e sicurezza dell’Albo degli autotrasportatori, Rocco Giordano, nella newsletter della sua rivista «Sistemi di logistica», ha spiegato come nei fatti il sistema francese è una sorta di «liberalizzazione regolata, in quanto le parti restano libere di determinare il prezzo relativo al trasporto, tenendo conto di una serie di categorie di costi identificate dal legislatore». Più o meno, conclude Giordano, come ha fatto l’Osservatorio della Consulta per l’autotrasporto e la logistica. 
Molto più lapidario Paolo Uggè, presidente di FAI-Conftrasporto (nonché di Unatras), che dopo aver ricordato le contestazioni «irrituali» sollevate da alcuni collaboratori del presidente dell'Autorità garante della Concorrenza (e più di recente inserito tra i "saggi" di Napolitano), Giovanni Petruzzella, ha commentato laconicamente: «Forse l’assenza di una Autorità Antitrust molto sensibile agli interessi di coloro che pagano il trasporto, ha aiutato il Parlamento francese a intervenire».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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