LEGGI E POLITICA

Governo nuovo, vecchie polemiche (tra Fai e Fita)

6 maggio 2013
C’è un nuovo governo e quindi nuovi ministri e nuovi sottosegretari. Insomma, facce diverse a cui tutti i settori economici corrono a presentarsi per cercare di intessere i primi dialoghi. È singolare il modo con cui l’autotrasporto si prepara a questi incontri. Piuttosto che compattarsi per mostrare una piattaforma programmatica univoca e più solida, si trastulla in dispute e piccoli bisticci che non fanno bene a nessuno. Di cosa parliamo? 

Uggè risponde a Squinzi
La vicenda inizia quando il presidente di Fai-Conftrasporto, Paolo Uggè, rispondendo a un appello rivolto alle rappresentanze sindacali dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, offre disponibilità «ad affrontare insieme i momenti della crisi che sono presenti anche nelle imprese di trasporto e che se non affrontati possono divenire dirompenti». 

Per la CNA-Fita è il sintomo di un mutato clima
Trascorrono pochi giorni e dalla CNA-Fita queste parole vengono lette come un’apertura al dialogo, come il sintomo di un «mutato clima» che consente di sbloccare «lo stallo generato dalle vicissitudini della legge sui costi minimi di sicurezza». Una posizione, questa, che l’associazione presieduta da Cinzia Franchini giudica positivamente anche perché reputata in linea con le scelte effettuate in passato da CNA-Fita e Anita. Al punto che la stessa presidente commenta le parole di Uggè con un laconico «Meglio tardi che mai». 

Uggè smentisce:  «nessuna marcia indietro sui costi minimi»
Tutti amici, quindi? Ma soprattutto, tutti uniti nel ritenere i costi minimi uno strumento superato, inefficace e fomentatore di contrasti e perciò da sostituire con un più proficuo dialogo con la committenza? Nemmeno per idea. Tanto che Uggè sconfessa questa «libera» interpretazione del suo pensiero, chiarendo che non c’è «nessuna retromarcia e nessuna disponibilità a chiudere anche solo mezzo occhio sull’applicazione delle norme che tutelano la sicurezza dell’autotrasporto merci e, di conseguenza, la vita di milioni di italiani su strade e autostrade». Ciò non toglie – puntualizza Uggè – che l’apertura a un confronto ci sia e di fatto c’è sempre stato, ma deve partire però dal rispetto delle regole, senza «fare cioè un solo passo indietro di fronte a chi, sulla pelle della gente, vuole lucrare, costringendo gli autotrasportatori a viaggiare sottocosto, con conducenti improvvisati, inebetiti dal sonno di ore e ore di guida senza sosta, con tir a cui non è stata fatta manutenzione, non sono stati cambiati gli pneumatici quando doveva essere fatto». 
In definitiva – dice Uggè rivolgendosi direttamente alla Franchini – il problema non è tanto di aprirsi al dialogo, quanto di scontrarsi con «una totale chiusura da una parte della committenza, accolta dal silenzio di qualche associazione di categoria che, forse per non disturbare il guidatore, non ha certo combattuto a fianco di Fai Conftrasporto la battaglia per difendere migliaia di vite umane sulle strade». 

A chi giova discutere?
Cosa c’è questo dibattito? La cosa certa è che l’autotrasporto ormai ha maturato la necessità di fare dei passi avanti, anche rispetto alla questione dei costi minimi. Prova ne sia che nella lettera inviata da Unatras (a firma dello stesso Uggè e del segretario di CNA-Fita Mauro Concezzi) al neo ministro Maurizio Lupi si legge testualmente che «è necessario avviare un confronto sulle norme di regolazione dell’autotrasporto merci», comprese quelle relative ai «costi minimi, oggetto di una valutazione di conformità presso la Corte di Giustizia Europea, vicenda sulla quale ci aspettiamo una linea di continuità con quanto fatto dai precedenti governi». 
A questo punto sarebbe paradossale se dal ministero venisse espressa la richiesta linea di continuità, proprio mentre le associazioni dell'autotrasporto continuano a inscenare quello spettacolo di conflittualità,  in continuità con quanto già proposto per lunghi anni. 
Signori, siamo seri!

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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