FINANZA E MERCATO

Fiat Industrial, 564 milioni di tasse «emigrano» oltre manica

22 maggio 2013
Continua la strategia di ‘disimpegno’ Fiat dall’Italia. Anche Fiat Industrial si sarebbe infatti decisa a spostare la sede fiscale della società in Gran Bretagna per pagare meno imposte, sulle base delle inferiori tassazioni britanniche (-10%). Risultato: oltre mezzo miliardo sottratto al fisco italiano.
Secondo un prospetto informativo inviato alla società di borsa newyorkese, la Sec, la FI Cbm Holdings Nv, una società dei Paesi Bassi in cui dovranno fondersi Fiat Industrial e l’olandese Cnh, intenderebbe operare in modo da essere trattata come residente fiscalmente nel Regno Unito. Nel prospetto si spiega che «se FI Cbm dovesse essere considerata come un soggetto fiscale residente in Italia, pagherebbe le tasse in Italia sul suo reddito mondiale complessivo e sarebbe soggetta ad altri oneri e/o obblighi di reporting che potrebbero portare costi addizionali». In altri termini, sarebbe svantaggiata da un’imposizione fiscale giudicata eccessiva, in quanto società fortemente internazionalizzata.
Oggi Fiat Industrial, che ha un fatturato di oltre 25 miliardi di euro, possiede un tax rate del 36%, per cui paga tasse per 536 milioni di euro, più 28 milioni di Irap. La Gran Bretagna ha invece tagliato le imposte sulle imprese dal 30% del 2007 al 20%, aliquota prevista per il 2015. Se FI decidesse di prendere sede fiscale in UK, dunque, quei 564 milioni finirebbero nelle tasche della Regina, ma con una tassazione per l’azienda inferiore. In particolare, il 27,5% di Ires e, mediamente, il 3,9% di Irap in Italia fanno un complessivo 31,4% di tasse contro il 24% della Gran Bretagna, destinato peraltro a scendere, secondo il premier David Cameron, al 22% nel 2014, cioè quasi il 10% in meno. La Gran Bretagna, del resto, è stimata dall’Ocse al livello più basso di corporate tax fra i paesi del G7 ed è al quarto posto nel G20, dopo Turchia, Arabia Saudita e Russia. 
A Piazza Affari il titolo Fiat Industrial è al momento in lieve ascesa. A breve è attesa l'autorizzazione da parte della Sec alla fusione. La convocazione dell'assemblea straordinaria, che regolamenterà l'applicazione del diritto di recesso, dovrebbe avvenire entro fine giugno, mentre l’operazione dovrebbe perfezionarsi entro fine settembre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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