LEGGI E POLITICA

Un autista va in Grecia a caricare e… il 10 giugno rischia una condanna a 400 anni

4 giugno 2013
C’è un autista di un’azienda di Fondi, la Ideal Trasporti, che lunedì prossimo, 10 giugno, rischia di essere condannato a 400 anni di carcere
La sua colpa è di essersi recato tre anni fa in Grecia per caricare agrumi da portare in Italia. 
 La sua colpa è di aver terminato le operazioni di carico verso le 17.30 e quindi di non essere riuscito a prendere in tempo la nave in partenza da Patrasso alle 16. 
La sua colpa a quel punto è stata di aver trascorso la notte in un’area di servizio, dopo essersi assicurato di aver chiuso il semirimorchio frigo con un grande lucchetto antifurto. L’indomani, giunto all’imbarco, viene sottoposto a un controllo e il doganiere di turno gli dice di aprire il rimorchio. L’autista toglie l’antifurto e spalanca le porte. Ma, quando il doganiere butta un occhio dentro, fa un’espressione contrita: quella di chi ha visto, nascosti in mezzo alla frutta, sopportando una temperatura di 5 gradi per un’intera giornata, ben 20 persone, di cui 17 minori
Il conducente del veicolo resta sbigottito e cerca di spiegare che lui con quella storia non c’entra niente e che fa fatica pure a capire come sia accaduta. Ma non c’è verso. Tempo mezzora si ritrova in carcere e processato per direttissima, mentre l’intero convoglio veicolare viene sequestrato. 
Inizialmente le cose sembrano mettersi bene. Nel senso che al processo – stando a quanto racconta l’avvocato che viene dato d’ufficio all’autista – viene appurato come sono andati i fatti, vale a dire che l’«intrusione» è stata resa possibile dallo svitamento delle barre posteriori del rimorchio. E sembrerebbe pure che il giudice dia credito alla versione perché, dietro pagamento di una cauzione, concede la libertà all’autista
Nel frattempo il semirimorchio viene dissequestrato, mentre il trattore è trattenuto, perché il contratto di noleggio con cui l’Ideal Trasporti l’aveva acquisito scade nel febbraio dell’anno successivo, ma la sentenza che decide sul dissequestro arriva a marzo. E così il giudice sostiene – un po’ paradossalmente – che l’azienda non ha più titolo per chiedere alcunché. 

Trascorrono due anni. Un paio di settimane fa arriva – come una doccia gelata – una telefonata dell’avvocato di ufficio che informa che: 
 - il pm ha chiesto appello; 
 - l’udienza è stata fissata per il 10 giugno; 
- c’è da pagare un’ulteriore cauzione, oltre al compenso professionale dell’avvocato, per poter andare avanti. 
Tutto molto fumoso. Non si sa perché sia cambiato così tanto lo scenario, non si sa perché bisogna pagare ancora, non si sa che gioco ci sia dietro. Ma non c’è tempo nemmeno per pensare. La cosa urgente, adesso, è fare, ma al consolato dicono che non sanno cosa. 
Eppure che esista un grande traffico di clandestini gestito da organizzazioni che fanno base in Grecia, ma sono ramificate in ogni dove, è cosa risaputa. Così come è risaputo che queste organizzazioni sfruttano, per un verso, persone in fuga dalla disperazione e, per un altro, i tanti camion in transito come strumenti inconsapevoli per i loro traffici. 
Ma perché della spregiudicatezza di queste organizzazioni dovrebbe pagare un povero autista italiano? Perché, vista l’esistenza di centinaia di organizzazioni criminali attive nel traffico di clandestini, qualcuno pensa che un conducente di un camion organizzi un’operazione così complessa in totale solitudine? Perché un onesto lavoratore si deve trovare con la prospettiva di subire una pena che, soltanto per scontarla, occorrerebbero sei o sette vite? 
Non esiste presso il nostro ministero degli Esteri, presso il nostro consolato qualcuno che possa evitare tutto questo?

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home