FINANZA E MERCATO

Il mercato crolla (-22%), ma gli incentivi per gli euro 6 sono finiti

30 ottobre 2013

Il mercato italiano dei veicoli industriali non ha gradito molto gli euro 6. Almeno per ora. E anche il mercato degli euro 5, infondo procede più lento di quanto di potesse immaginare. Nei primi 9 mesi dell’anno – stima il Centro Ricerche Continental Autocarro, su dati Acea – le immatricolazioni a settembre sono crollate del 22,4%, un tonfo considerando che l’anno precedente non era stato certo brillante. E anche rispetto ai primi 9 mesi dell’anno si viaggia con un – 14,1%, quando nello stesso periodo l’Europa ha frenato del 6,1%, ma in compenso a settembre molti grandi paesi come Germania (+3,7%), Francia (+7%), Spagna (+11%), Regno Unito (+40,2%) hanno ripreso a marciare.

Tutto lascia presupporre, però, che negli ultimi mesi dell’anno ci sarà un forte rimbalzo. Lo si desume dal fatto che i 24 milioni per gli investimenti (compreso quelli per il ricambio del parco veicolare), fino a qualche mese fa erano quasi rimasti intonsi, un mese fa erano andati via per circa la metà, una decina di giorni fa si era arrivati a un residuo di 5,5 milioni e oggi sono esauriti. Segno che in molti, dopo aver verificato che veicoli euro 5 ormai è difficile rinvenirne, hanno ripiegato sugli euro 6 e a quel punto hanno approfittano dell’incentivo. Soltanto che questa corsa dell’ultimo mese lascerà traccia sulle immatricolazioni soltanto nei mesi a venire.

Dietro questi acquisti dell’ultima ora ci dovrebbero essere soprattutto medie e grandi flotte, quelle di cui in Italia si è sempre lamentata la mancanza e che invece in questi anni di crisi hanno per assurdo accresciuto la dimensione del loro parco veicolare. Un dato diffuso oggi a Verona dall’amministratore delegato di MAN Italia, Giancarlo Codazzi, è molto emblematico al riguardo: oggi il 73% dei veicoli venduti vengono assorbiti dal settore del lungo raggio, ma soprattutto dietro al 50% degli attuali acquisti di camion c’è una flotta. E questo aspetto che per molti versi potrebbe essere letto come un limite da chi vende veicoli – il margine che si riesce a strappare in una vendita di molti veicoli a una flotta è per forza di cose più contenuto di quello che si incassa in una vendita di un singolo veicolo a un padroncino – viene poi recuperato su altri piani: la flotta finanzia l’acquisto e soprattutto è più propensa a sottoscrivere contratti di manutenzione e riparazione e quindi a far ricorso a ricambi della casa. Prova ne sia che se nel 2010 MAN Italia riusciva a chiudere un contratto di manutenzione soltanto ogni 15,3 vendite, nei primi nove mesi del 2013 è arrivata a sfiorare il 46%. Ancora più eclatante la tendenza nei finanziamenti: nel 2010 MAN Finance non andava oltre al 14,2% di penetrazione, mentre quest’anno fino a settembre hanno quasi raggiunto il 60%. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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