UFFICIO TRAFFICO

Un momento di chiarezza: ecco tutti i fatti che hanno portato alla protesta del 9 dicembre

6 dicembre 2013

Il web è un tritacarne impazzito. Di fronte a un evento previsto, come per esempio la protesta prevista a partire dal 9 dicembre, moltiplica e confonde le voci, le interpretazioni, le motivazioni. Tutti dicono tutto e il contrario di tutto. E così viste le tante richieste che ci sono giunte in redazione, abbiamo pensato di provare a fare chiarezza, raccontando la vicenda dall’inizio.

I primi incontri governo e associazioni in vista della Legge di Stabilità
La storia che conduce al 9 dicembre comincia circa due mesi fa, quando prendono avvio le trattative tra governo e associazioni di categoria in vista dell’approvazione della Legge di Stabilità. Le richieste come al solito sono tante e, mai come in questo momento, i soldi sono pochi. Subito si prospetta la necessità di contenere lo stanziamento di fondi destinati al passando, passando dai 400 degli scorsi anni ai 330 milioni per il 2014. La giustificazione addotta dall’esecutivo poggia sui numeri: già lo scorso anno – sostiene – il finanziamento è risultato eccessivo e una parte della somma non è stata spesa. Ragion per cui per l’anno prossimo si stanzia quella che sembra effettivamente spendibile.


L'uragano dei tagli alle accise e l'ipotesi fermo 
Le associazioni nicchiano, chiedono qualcosa in cambio, magari da definire nei successivi incontri. Senonché, tra un incontro e l’altro, arriva l’uragano «accise»: nell’art. 17 comma 4 della Legge di Stabilità compare una riduzione del 15% sui rimborsi delle accise sul gasolio, che coglie di sorpresa lo stesso ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi.
A quel punto – è il 22 ottobre – tutte (ma proprio tutte) le associazioni di categoria dell’autotrasporto decidono in maniera compatta che i casi sono due: o il governo ritira quell’emendamento o il fermo sarà inevitabile.

Anche Lupi teme il fermo
La diplomazia si mette in moto e in tempi brevi «butta fuori» una lettera di Lupi al presidente del Consiglio, Enrico Letta, e al ministero dell’Economia, Maurizio Saccomanni, che sconfessa, di fatto, l’esecutivo, sottolineando che l’aumento del costo del gasolio provocherebbe «la crisi definitiva di migliaia di imprese», che il taglio «vanifica e in pratica annulla» lo stanziamento per il 2014 e che, in questa situazione, «si rischia un fermo completo dell’autotrasporto».
Contemporaneamente, il ministro si impegna a correggere la legge di Stabilità in fase di dibattito parlamentare, mentre attraverso i suoi collaboratori affina un pacchetto di proposte di misure di sostegno al settore.

Il 13 novembre Unatras e Anita proclamano il fermo
In ogni caso il nodo accise rimane da sciogliere. A occuparsene è il sottosegretario Rocco Girlanda in un paio di incontri con le associazioni, il 6 e il 12 novembre. Ma le proposte che porta sul tavolo sono scarse e inconcludenti. Al punto che il 13 novembre Unatras e Anita, con un comunicato congiunto, proclamano il fermo per il 9-13 dicembre. Tra le motivazioni, oltre alle accise, «l’assoluta incertezza sulle risorse destinate al settore, la mancata emanazione dei provvedimenti richiesti sulla riforma dei poteri assegnati all’Albo, l’assenza di iniziative concrete per arginare il fenomeno del cabotaggio abusivo praticato dai vettori esteri».

Letta annuncia il ritiro del taglio ai rimborsi accise
Trascorre una settimana e il 21 novembre c’è il colpo di scena: è lo stesso presidente del Consiglio Letta, in una conferenza stampa al termine di un consiglio dei ministri, ad annunciare che è stato presentato un emendamento con cui si ripristinano le somme finalizzate a scongiurare il taglio dei rimborsi delle accise, così da far tornare tutto come prima. 

Protocollo di intesa in 19 punti tra governo e associazioni
Unatras e Anita plaudono alla notizia, ma prendono tempo per verificare l’emendamento. Lo fanno il 27 novembre al loro interno e poi, il 28 novembre, si incontrano nuovamente con il governo per fare un punto della situazione. Dalla riunione escono con un lungo protocollo di intesa siglato con il governo, composto da ben 19 punti, in cui compaiono tutte le criticità dell’autotrasporto, dai tempi di pagamento ai costi minimi, dai divieti di circolazione alla rielaborazione del piano neve, fino alla conferma dei 330 milioni di stanziamento statale per il settore. Sul cabotaggio abusivo viene addirittura stilato un documento che il governo italiano si impegna a presentare al Consiglio dei ministri europei per indicare la strada per arginare il fenomeno, mentre rispetto alla definizione del calendario dei divieti di circolazione e alla revisione del piano neve, il governo promette di convocare in brevissimo tempo un incontro apposito, così come per la discussione relative alle problematiche dei trasportatori che risiedono nelle isole sarà istituito uno specifico tavolo tecnico. 

2 dicembre: Unatras e Anita revocano il fermo
Sulla base di queste promesse le associazioni (il 2 dicembre) revocano il fermo, anche se specificano fin da subito che vorranno vedere trasformate le promesse in fatti. A questo scopo viene fissato un calendario di incontri di verifica: il primo appuntamento è per il 30 gennaio 2014.

Trasportotunito va avanti, altre sigle autonome si associano 
Se il fermo è stato revocato da Unatras e Anita, non altrettanto ha fatto TrasportoUnito. L’associazione i cui vertici – Franco Pensiero: presidente; Maurizio Longo: segretario – sono freschi di rinnovo, ha risposto con una piattaforma di richieste (che comprende, tra gli altri, i tempi di pagamento obbligatori a 30 giorni e la remunerazione reale dei tempi di attesa al carico/scarico). Anche se, dietro queste motivazioni, ce n’è un’altra particolarmente scottante: il rinnovo dell’Albo e i criteri per la composizione del Comitato Centrale, in scadenza il prossimo 31 dicembre. Il segretario Longo punta l’indice in particolare sull’inserimento, tra i requisiti, «dell'appartenenza al Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) nel quale, guarda caso, ci sono solo le confederazioni a cui sono abbinate TUTTE le associazioni dell'autotrasporto, ad esclusione di Trasportounito, la quale è l'unica ad essere realmente autonoma e quindi è l'unica che resterà fuori dal Comitato Centrale».
Dietro a TrasportoUnito aderiscono al fermo anche altre associazioni autonome dell'autotrasporto (Aitras, Assiotrat, Assotrasport, Azione nel Trasporto, Movimento Autonomo Trasportatori e Sati).
 

Il 9 dicembre diventa una giornata di protesta generale
C’è però una concomitanza. Perché la protesta che partirà il 9 dicembre nel frattempo è diventata un coro a più voci, a cui aderiscono sigle di ogni ambito e territorio, accomunate dalla volontà di protestare contro lo Stato, contro il modello economico occidentale, contro le regole dell’Europa e della Banca mondiale, contro un sistema che - si legge in molti volantini - non consente più di poter sopravvivere in maniera dignitosa sulla base di un lavoro. Insomma, se anche le motivazioni sono tante e in parte un po' generiche, è certo che in tutti coloro che aderiscono alla protesta c’è una grande insofferenza, la voglia di esprimere una rottura, un disagio crescente, montato soprattutto a causa della crisi.
Ci sono Cobas del latte e i Cobas del mais come il movimento dei Forconi, c’è Forza d’Urto e Alba Dorata Italia, c’è il LIFE (Liberi Imprenditori Federalisti Europei) eAzione Rurale Veneto con altri movimenti di questa regioni con connotati autonomisti. Insomma un fiume trasversale che lambisce l’autotrasporto in maniera tangente.
Cosa ne verrà fuori non è dato saperlo, anche perché il nostro intento era di riferire i fatti sin qui accaduti. Per la cronaca di quanto eventualmente accadrà, non possiamo che darvi appuntamento ai prossimi giorni. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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