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Il ministro Cancellieri promette: «Entro gennaio il reato di omicidio stradale». Plausi e critiche

6 gennaio 2014

«Entro gennaio porterò in Consiglio dei Ministri un pacchetto di norme sulla giustizia che conterrà anche l'introduzione del reato di omicidio stradale». Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri aggiungendo che le nuove norme «colpiranno gli autori di questi reati, che sono gravi, per fare in modo che le vittime abbiano la giustizia che meritano. Spesso infatti le famiglie delle vittime si sentono offese nel loro dolore perché non hanno i riscontri che meriterebbero».
Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, ha accolto con favore la proposta, ricordando che «si tratta di uno dei punti qualificanti del nuovo codice della strada, per il quale ho chiesto la delega al Parlamento già nel settembre scorso e al quale stanno lavorando gli uffici del mio ministero, coordinati dal sottosegretario Erasmo D'Angelis. Il parere favorevole del ministro Cancellieri faciliterà l'inserimento di questa fattispecie di reato nel codice penale».
Lo stesso sottosegretario alle Infrastrutture Erasmo D’Angelis ha aggiunto che «quanto accaduto nei giorni scorsi con altri morti falciati da pirati della strada e autisti che guidavano sotto effetto di droghe è inaccettabile e purtroppo va ad aggiungersi alle cronache di un’Italia che piange troppi inconcludenti con vittime e feriti sulle nostre strade». De Angelis ha anche ricordato che nella riforma del Codice della Strada in discussione alla Camera è previsto l'inasprimento delle sanzioni per chi provoca incidenti mortali sotto effetto di alcool o droghe e la sospensione cautelare della patente, disposta dal prefetto, fino a conclusione del procedimento penale. In questo modo – ha chiarito il sottosegretario – «si rimuove quel perverso meccanismo per il quale, nelle more dei processi e scaduti i termini massimi di applicazione della sospensione cautelare, fa restituire la patente in attesa della sentenza».
Un bilancio delle fattispecie a cui sarebbe applicabile il nuovo reato è stato effettuato dall’Asaps, che ha calcolato che nei primi 11 mesi del 2013 ci sono stati 902 episodi gravi di pirateria con 105 morti e 1.089 sono rimaste ferite e che già due anni fa aveva promosso una raccolta di firma finalizzata proprio a istituire il reato di omicidio stradale

Plauso alla proposta del ministro Cancellieri è venuto anche dal segretario generale della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, Umberto Guidoni il quale ha auspicato che la sicurezza stradale sia la priorità nell’agenda del governo.

Fuori dal coro, invece, Paolo Uggè, presidente di Fai Conftrasporto e coordinatore della Consulta della sicurezza stradale recentemente ricostituita presso il Cnel, secondo il quale la proposta d’introdurre il reato di omicidio stradale «rischia solo di rendere più confuse le norme, di dare l’illusione d’aver affrontato un tema così delicato e che tocca tante persone, senza però risolvere concretamente il problema. Non saranno certo i dieci anni di carcerazione previsti in alcune proposte che, come solitamente avviene in concomitanza di tragici eventi, politici o uomini di governo alla ricerca di visibilità e consensi prospettano, a modificare le cose. Occorre invece agire per garantire la certezza della pena, senza lasciare spazi a interpretazioni giuridiche che dipendono dai singoli magistrati, spazi che la nuova proposta sembrerebbe invece lasciare ampiamente».

«Chi si mette alla guida senza patente,  in stato di ebrezza o sotto l’ effetto di sostanze stupefacenti – ha concluso Uggè – deve essere considerato alla stregua di chi premedita un omicidio e lo esegue volontariamente. Attenuanti non ve ne devono essere e l’arresto deve essere immediato e mantenuto fino al pronunciamento con rito abbreviato del tribunale. Se da una parte le attuali sanzioni devono essere conservate per chi risultasse positivo ai test su alcol e droga, dall’altro le nuove norme dovrebbero intervenire sulle disposizioni relative alle pene accessorie e rapportate al danno generato a terzi, senza alcuna possibilità di riduzione. A chi deliberatamente determina danni a terzi deve essere revocata la patente, il responsabile va assoggettato alle medesime pene previste per chi premeditatamente e volontariamente uccide o ferisce una persona. Solo una norma così costruita potrà generare un processo positivo che attui il principio educativo che è uno dei principi alla base del nostro sistema giuridico».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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