UFFICIO TRAFFICO

Cisterna alimentare va a fuoco e causa un morto: dentro c'è gasolio di contrabbando

5 maggio 2014

In manette sono finite 19 persone – 16 in Campania, 2 a Isernia e una a Trieste – vale a dire i componenti di una banda specializzata in un tipo contrabbando un più grave del solito. La merce contrabbandata, infatti, era gasolio, che veniva acquistato a prezzi economici nei paesi dell’Est e poi trasferito in Italia (ma non solo) attraverso cisterne. Ma per non dare nell'occhio si utilizzavano cisterne alimentari. Il «giochino», come hanno appurato oggi la Procura di Prato e la Guardia di Finanza, è andato avanti 72 volte, ovvero per altrettanti trasporti che hanno fatto arrivare nel nostro paese circa 2,2 milioni di litri di gasolio, sui cui gravavano 1.300.000 euro di accise e 750.000 euro di IVA.

Nel corso dell’indagine sono state effettuate 55 perquisizioni a Napoli, Caserta, Isernia, Teramo, Imperia e Trieste, sono state sequestrate 5 autocisterne in flagranza di contrabbando, cariche di complessivi 142.740 litri di gasolio in evasione di 120.000 euro di imposte non pagate per accise su prodotti energetici ed IVA, nonché di 89.000 euro in contanti.

A far scoprire il contrabbando, però, è stato un incidente di percorso, anzi un vero e proprio incidente accaduto il 22 settembre 2012, quando due gregari della banda avevano appena varcato l’Appennino tosco-emiliano, ma nei pressi della galleria Croci, all’altezza di Calenzano lungo la A1, i freni del camion si surriscaldarono e provocarono un incendio che investì l’intero veicolo. A quel punto i due si fermarono proprio in mezzo alla galleria, staccarono la cisterna carica di 27 mila litri di carburante che stava andando a fuoco e lasciarono il trattore qualche decina di metri più avanti. Senonché quando in galleria arrivarono altri veicoli successe l’apocalisse: incidenti a catena, con decine di vetture e camion coinvolti. Uno di questi costò la vita a un autista calabrese di 35 anni, Francesco Spinelli.

A quel punto iniziano le indagini, oltre a portare indirettamente ai 19 arresti, è finita con l’accusa, mossa dal pm Antonio Sangermano, di concorso in omicidio volontario, in quanto i due, sicuramente consapevoli di creare una situazione in cui qualcuno sarebbe potuto morire, accettarono ugualmente il rischio. Peraltro, non era nemmeno l’unico, perché la cisterna alimentare era assicurata come tale e quindi non copriva le conseguenze e i rischi connessi al trasporto di una merce pericolosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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