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L'autotrasporto č assistito e dominante? Confcommercio smentisce questi luoghi comuni

14 maggio 2014

L’autotrasporto è un settore assistito? Luoghi comuni. Stando ai numeri, ciò che il settore versa nelle casse statali sotto forma di tassazione è sei volte di più di quanto contribuisce al PIL.

Il trasporto stradale è un settore dominante o additirittura monopolizzante nella movimentazione delle merci? Luoghi comuni. Stando ai numeri, vale a dire valutando il totale delle merci trasportate sul territorio e sulle acque territoriali si scopre che la gomma si ferma a un 45,3% del totale, quando il mare si spinge fino al 48,7%.

Sono soltanto due esempi tra i tanti che emergono dallo studio «Analisi e previsioni per il trasporto merci in Italia», elaborato dall'Ufficio Studi Confcommercio e presentato in occasione del convegno «Trasportare la ripresa» svoltosi a Roma, il 14 maggio, presso la sede nazionale della Confederazione.
 La tavola rotonda ha visto come protagonisti Antonio Tajani, commissario europeo per l’Industria e l’Imprenditoria (Ppe-Forza Italia), Debora Serracchiani, responsabile Infrastrutture e Trasporti del Partito Democartico, Michele Mario Elia, amministratore delegato RFI, Raffaello Aiello, amministratore delegato Snav e Pasquale Russo, segretario generale Conftrasporto.

La conclusione dello studio non lascia vie di scampo: le inefficienze del sistema dei trasporti nazionali hanno generato tra il 2000 e il 2012 una riduzione di PIL di 24 miliardi di euro. Ed ecco perché nella classifica internazionale che quantifica l’apertura ai commerci globali l'Italia non va oltre alla 47° piazza, dietro a Spagna, Slovenia e Turchia e ad anni luce di distanza da Germania, Francia e Paesi Bassi.
Ma siccome l’andamento economico è legato a doppio filo rispetto a quello del trasporto merci, non stupisce che, se il PIL nel 2015 sarà rispetto alle previsioni del centro studi Confcommercio il 7,3% più contenuto rispetto al 2007 (l’anno prima della crisi), il trasporto merci scivolerà verso una contrazione 20% che diventa 27% rispetto all’autotrasporto. Voragini così ampie che per colmarle – vale a dire, per tornare ai livelli pre-crisi – con i ritmi di crescita previsti per il 2015 (+0,9% per il PIL e +1% per il trasporto merci) ci vorranno 9 anni al primo e 23 al secondo.

Individuare la causa di questo scarto tra PIL e trasporto merci non è difficile. Tra il 2007 e il 2012 i trasporti nazionali su gomma destiti da imprese italiane sono crollati del 26,6%, quelli fatti da imprese estere sono cresciuti del 18,2%. 

Niente di più normale, quindi, che la mortalità delle imprese abbia raggiunto nel trasporto merci su strada livelli drammatici (-10.474), ma è anche vero che dietro questo tracollo, sovradimensionato rispetto ai dati economici, si nascondano anche tante fughe verso l’estero di imprese italiane, tante dolorose delocalizzazioni.

Una fuga spinta dalla ricerca di carichi fiscali e di costi gestionali clamorosi: un veicolo pesante in Italia soltanto rispetto al costo del lavoro grava oltre 21 mila euro in più rispetto a un’impresa slovena e quasi 21 rispetto a una greca, oltre 12 in confronto a una spagnola. Numeri ai quali aggiungere il di più che spende un’impresa italiana in termini di assicurazioni, bolli e revisioni: + 1.500 rispetto a una collega spagnola, 1.200 rispetto a una slovena, 500 rispetto a una greca.
Una situazione di fatto che si può ribaltare soltanto con azioni concrete. Confcommercio ne propone 10 che vanno dalla definizione di un Piano nazionale vincolante per i Trasporti e la Logistica al rilancio delle Autostrade del Mare, dall'istituzione di un Registro internazionale per le imprese di autotrasporto alla velocizzazione dei collegamenti dei porti con le reti terrestri. Senza tralasciare la resurrezione della Consulta per i Trasporti e la Logistica.
Ma altre azioni sono state suggerite da Debora Serracchiani che ha parlato della rimozione delle 40.000 imprese iscritte all’Albo dell’autotrasporto «che con l’autotrasporto, però, non hanno nulla a che fare. Tanto varrebbe individuare normativamente una figura dell’intermediario e dargli regole ad hoc». Ma ha anche ipotizzato l’inversione dell’onere della prova rispetto alla violazione delle regole sul cabotaggio.

Altre concrete azioni, infine, sono giunte dal presidente di Conftrasporto Paolo Uggè, che, dopo aver sottolineato che il 78% dei trasporti interni su gomma si svolge su tratte autostradali in ambito regionale e che soltanto lo 0,25% supera i 500 km, ha ipotizzato di concedere gli incentivi alle imprese del settore in funzione della tratta percorsa.
Ma la scelta propedeutica a tutte è quella politica, quella che chiama il governo del paese a rispondere a quella domanda sollevata da Pasquale Russo: «ma l’Italita vuole ancora che ci sia un trasporto italiano?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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