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Taglio di 12 milioni per l'autotrasporto: colpirà il Fondo di Garanzia

15 maggio 2014

Facciamo cifra tonda? Sarà stata questa la domanda che il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro avrà rivolto ai rappresentati delle associazioni di categoria dell’autotrasporto. Perché per imput del ministero delle Finanze si è dovuto apportare un altro piccolo taglio alle risorse destinate al settore, che da 400 milioni erano diventati 330, per poi arrivare a 312 e adesso a un più tondo 300.

A giustificare il taglio è la necessità di trovare una copertura per il famoso bonus Irpef di 80 euro da far arrivare nelle buste paga degli italiani alla fine di maggio.

Le associazioni non hanno ovviamente gradito, ma sembrano tutto sommato aver compreso il momento. «Sicuramente 300 milioni non sono pochi ma non bisogna dimenticare che tra pedaggi, accise e tasse, il settore versa allo Stato circa 10 miliardi all’anno – ha commentato il presidente Anita, Eleuterio Arcese – pertanto, appare davvero sconsiderata un’altra manovra a carico dell’autotrasporto».

E comunque adesso «basta con i tagli – ha continuato Arcese – ora vogliamo che il Governo mantenga gli impegni presi con la categoria, come la revisione del calendario dei divieti di circolazione e spero che tutto questo avvenga entro 30 giorni, scadenza fissata durante l’ultimo incontro per la verifica dell’attuazione del Protocollo siglato a novembre».

Fuori dal coro la presidente di CAN-Fita Cinzia Franchini, che non contesta tanto il taglio in sè, quanto la voce che va a colpire, vale a dire il Fondo di Garanzia dell'autotrasporto. 

«Con questo taglio – constata Franchini – la capacità finanziaria per sostenere le imprese in difficoltà con il credito bancario passerà dai 20 milioni previsti nella ripartizione concordata nei mesi scorsi, ai soli 8,2 milioni di euro… una scelta incomprensibile in un momento in cui la stretta creditizia è altissima e la richiesta di sostegno delle imprese pressante. Vi erano sicuramente altre voci nella ripartizione dei fondi dove far pesare questa decisione ma, le associazioni di rappresentanza, esclusa la CNA-Fita, hanno comunque deciso di non toccare voci come la formazione, i pedaggi autostradali, gli investimenti. Si sarebbe potuto almeno ripartire la decurtazione in modo trasversale bilanciando il peso di questo ulteriore sforzo su più voci senza pregiudicare la capacità di garantire le imprese rispetto alla stretta creditizia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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