UFFICIO TRAFFICO

Antitrust: "il gasolio sulle autostrade è troppo gravato dalle royalty". Il governo cerca soluzioni

9 giugno 2014

Qual è il punto di distruzione in cui il gasolio costa di più? Troppo facile, vero? Tutti sanno che i carburanti costano di più lungo le autostrade. Non tutti sanno invece il perché di questo sovrapprezzo. Eppure, non è troppo difficile individuarlo: tutto ciò che si trova sulla rete autostradale deve pagare una percentuale – anche detta royalty – a chi ne detiene la concessione su quel pezzo di rete. Soltanto che queste royalty negli anni sono lievitate: prima nel 1999, anno cioè della privatizzazione di Autostrade per lʼItalia, il Centro studi di Fegica Cisl, le quantificava in media in 25/30 lire al litro, quindi nel 2002 salgono a 4-5 centesimi di euro al litro e nel 2008 arrivano a sfiorare i 10 centesimi al litro. Soltanto che paradossalmente più le royalty aumentano, più il prezzo del carburante sale, più i distributori autostradali sono fuori mercato e di conseguenza i consumi su questo canale crollano – lo scorso anno di circa il 45% - e i gestori sono costretti a chiudere bottega.

Di fronte a tutta questa catena di conseguenze nefaste, il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha chiesto un parere dell’Antitrust, per comprendere le ragioni di questa spirale. E la risposta è stata inequivocabile: le royalty sono troppo alte rispetto al resto delle rete e quindi per forza di cose i consumi, su questo canale in particolare, vanno scemando. Se però – aggiunge l’Antitrust si arrivasse a una diminuzione delle royalty sarebbe possibile «avere un effetto di riduzione dei prezzi praticati presso le stazioni di servizio, dal momento che i costi fissi delle società petrolifere  diminuirebbero». Discorso lampante che non dice un’altra evidenza: i valori delle royalty sono stati stabiliti quando il traffico era almeno di 1/3 più corposo rispetto a quello attuale. Oggi non è più giustificato. E quindi, quella diminuzione delle royalty vagheggiata dall’Antitrust, sarebbe non soltanto plausibile, ma anche giustificata da tanti punti di vista.

Così anche il governo sta correndo ai ripari, studiando misure per dare ossigeno ai distributori autostradali e per diminuirli eventualmente di numero allo scopo di incrementarne la redditività. Ma soprattutto chiede alle concessionarie di prorogare di 18 mesi i contratti con i distributori in scadenza, visto che a fine giugno in tanti lo saranno e le compagnie petrolifere hanno già manifestato scarso interesse a portarlo avanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home