FINANZA E MERCATO

Pace fatta alla raffineria Eni di Taranto: ecco i termini dell'accordo

10 giugno 2014

La bufera sembra allontanarsi dall’Eni di Taranto. A mettere in fuga le nuvole è stato decisivo l’incontro di ieri, moderato dal prefetto Umberto Guidato, che ha convinto gli autotrasportatori del consorzio LTS a revocare uno sciopero iniziato lo scorso 29 maggio.

In particolare, a sbloccare la situazione è stata la decisione di consentire alle società Gavio di Alessandria e Bertani di Frosinone, a cui l’Eni – causando la protesta degli autotrasportatori dell’LTS – aveva concesso il 50% dell’appalto per la distribuzione del carburante, di subappaltare allo stesso Consorzio una metà di questo 50%. In pratica, in base all'accordo, LTS e la coppia Bertani-Gavio si dividono l’intera torta a metà. Soltanto che i secondi si impegnano a trasferire operativamente ai primi la metà del proprio 50%, in modo tale che il consorzio locale di autotrasportatori continua a gestire il 75% dei volumi da movimentare.

Di quali volumi stiamo parlando? In media ogni giorno partono dalla raffineria di Taranto 200-250 cisterne dirette in Puglia e Basilicata e almeno una porzione di Calabria e Campania.

Ricordiamo che all’origine di tutta la vicenda c’era un’indagine della Guardia di Finanza che aveva scoperta una consistenza truffa ai danni dell’Eni, con furti e successivo contrabbando dei carburanti.

In particolare esisteva una connivenza tra alcune figure interne alla stessa multinazionale e i dirigenti di un consorzio locale di autotrasportatori, che all’epoca si chiamava STL. Poi, licenziati i propri impiegati infedeli, l’Eni ha appaltato il 50% della distribuzione di carburanti a un nuovo consorzio, che ha assunto il nome di STL.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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