LEGGI E POLITICA

Uggè: «Soltanto sovvenzioni pubbliche a fondo perduto possono salvare l’autotrasporto»

16 giugno 2014

«L’autotrasporto italiano è di fatto un settore che sta in piedi solo grazie alle politiche pubbliche, con risorse finalizzate per lo più a comprimere ulteriormente i costi del servizio per il committente. È un modello ipertrofico, basato sulla frammentazione dell’offerta, dove la competizione è fatta essenzialmente sui prezzi, e quindi sui costi, a scapito delle regolarità e della sicurezza». Questo quadro a tinte fosche del settore è stato tracciato da Paolo Uggè, presidente di Fai Conftrasporto nel corso dell’assemblea dell’associazione che si è svolta a Parma il 15 giugno. Per renderlo più roseo, nella visione di Uggè c’è un solo modo: «sostenere il settore con sostanziose sovvenzioni a fondo perduto». Il presidente Fai ha poi specificato che tali sostegni dovrebbero riguardare in particolare la riduzione della pressione fiscale e contributiva sul costo del lavoro, l’aumento dell’efficienza dell’industria logistica, la crescita strutturale delle imprese, lo sviluppo dell’intermodalità, l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture, la parità di condizioni con i concorrenti esteri, specialmente con quelli dei Paesi dell’Est, la riduzione della burocrazie e semplificazione della normativa che regola il settore, primo fra tutti il Codice della Strada.

Fin qui le cose da incentivare con contributi. Poi ci sono quelle su cui secondo Uggè bisogna lavorare a livello normativo. E tra queste compaiono il riesame dell’attuale disciplina sui costi minimi, l'incremento della lotta all’illegalità, la crescita di efficacia dei controlli e delle sanzioni, lo spostamento a livello centrale delle competenze dell’Albo, una maggiore selezione per l’accesso alla professione e al mercato, agendo sull’idoneità finanziaria e sull’onorabilità come condizione preliminare e continuativa dell’esercizio dell’attività d’impresa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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