LOGISTICA

Assologistica chiede al Porto di Taranto di fluidificare i container in transhipment

23 giugno 2014

Assologistica denuncia una sulla grave situazione nel traffico contenitori in transshipment sul porto tarantino a seguito delle verifiche doganali. Per il Presidente di Assologistica, Carlo Mearelli «Mentre in tutte le occasioni pubbliche l’Agenzia delle Dogane esalta il proprio impegno informatico e la propria collaborazione con gli altri paesi dell’Unione, presentandosi come modello all’avanguardia, a livello periferico la situazione è ben diversa e riguarda l’intero territorio nazionale».
«Nel caso specifico di Taranto - aggiunge Giancarlo Russo dirigente del Terminal Contenitori di Taranto - bloccare un contenitore in transito o peggio farlo sbarcare quando non era previsto dalla compagnia, significa far perdere alla merce tutte le coincidenze di trasporto che le consentono l’arrivo puntuale ai luoghi di destinazione finale. Il danno al commercio è evidente e spiega perché oggi sempre più caricatori e ricevitori chiedono alle compagnie di navigazione di cancellare Taranto come porto di transshipment a vantaggio dei porti vicini del Mediterraneo orientale, come esempio il Pireo».
I metodi finora utilizzati dalla Agenzia delle Dogane di Taranto - come nel recente caso di cinque contenitori sequestrati per sospetto di prodotto falsificato, respinto poi dalla sentenza del Tribunale di Taranto - non solo ricadono direttamente sulle attività territoriali, sul commercio e sulla logistica e trasporto, ma producono ulteriori costi alla collettività, in termini economici e di gestione amministrativa. Tutto questo, secondo Assologistica, allontana i clienti dal porto e gli unici ad averne vantaggio sono gli stessi doganieri, che, nonostante il calo drammatico dei traffici ,riescono a mantenere lo stesso organico, continuando a produrre controlli parametrati ai valori di un tempo (nel 2008 oltre 800.000 teu, oggi 180.000 teu di cui il 25% vuoti). L'associazione sottolinea che, a meno che non vi siano sospetti inerenti alla sicurezza e alla salute pubblica, i contenitori con destinazione finale in altri porti, bloccati e sequestrati sono in contraddizione con i mezzi e le strategie di controllo che invece l’Agenzia potrebbe adottare, semplicemente interfacciandosi e allertando le Dogane dei porti di destinazione finale della merce con i sistemi informatici.
«Screditare la logistica del transhipment con controlli invasivi e ingiustificati ci porta solo all’abbandono del Terminal da parte delle compagnie di navigazione, oltretutto in un territorio che sta boccheggiando drammaticamente. Recentemente a Shangai sono state chieste spiegazioni in merito, da parte delle compagnie di navigazione al Presidente dell’Autorità portuale» aggiunge Francesco Velluto, General Manager di TCT (Taranto Container Terminal).
“Ma se la periferia impone indisturbata gravi danni a una economia già in ginocchio, evidentemente è perché il centro glielo permette. Come Presidente della principale associazione italiana di imprese di logistica non posso esimermi dall’esprimere forti preoccupazioni sulla gestione dei controlli sulle merci che entreranno in Italia per l’Expo, perché quello che sta succedendo a Taranto apre pesanti ombre sulla direzione dell’Agenzia e sul condizionamento del mercato attraverso la leva dei controlli». conclude CarloMearelli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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