LEGGI E POLITICA

Volano parole grosse tra Fai e Fita: giudicate voi chi ha ragione

30 giugno 2014

Siamo alla vigilia di riunioni importanti all’interno del settore, di confronti decisivi rispetto a questioni di vitale importanza. E non a caso, dopo mesi di silenzio o di toni bassi, si leva nuovamente qualche voce squillante, si muovono di nuovo accuse più o meno velate al versante opposto.
Non ci interessa giudicare le ragioni di questo e quello. Ci interessa darvi conto di quanto si dice per far giudicare a voi stessi chi si sta muovendo nell’interesse dell’autotrasporto. A questo scopo vi riportiamo gli interventi praticamente integrali di Paolo Uggè e Cinzia Franchini, rispettivamente presidenti di Fai Conftrasporto e di CNA-Fita, espressi nelle ultime ore. Leggeteli e giudicateli.

Paolo Uggè, Fai Conftrasporto
La strada che abbiamo di fronte è strettamente connessa alle prospettive che intendiamo assegnare al trasporto merci nel Paese. Solo dal confronto potremo individuare i giusti elementi per evitare il rischio di vanificare i sacrifici di tanti operatori.
Le posso definire in tal modo in quanto sono state condivise dal nuovo consiglio nazionale della Fai che, oggi riunitosi per la prima volta, dopo la proclamazione degli eletti ha provveduto ad eleggere il nuovo comitato di presidenza ed il Presidente. Rafforzamento dell’unità possibile a tutti i livelli, attraverso la costante ricerca delle mediazioni che si rendono indispensabili, purché non indeboliscano il mondo rappresentato.

Chiarezza nelle competenze e nelle alleanze che non dovranno a prescindere escludere nessuno, a condizione che tutti poi rispettino le idee di tutti e si condividano le scelte assunte dagli organismi. Rifuggiremo da tutte le forme di ostracismo ma senza rinunciare a sostenere con determinazione e correttezza le nostre idee che potremo anche accantonare solo nel momento in cui a livello unitario vengano individuate decisioni condivise dalla gran parte dei nostri interlocutori. La categoria è a un bivio: senza unità finirà per essere per sempre esclusa dalle scelte. La Fai è pronta ad assicurare il rispetto delle decisioni assunte dalla maggioranza, anche se non significa la rinuncia nel ribadire le nostre convinzioni che in alcun modo verranno accantonate. Non saranno dimenticate ma in ogni occasione invece, pur nel rispetto delle decisioni della maggioranza, verranno rappresentate.
Una sola condizione poniamo affinché le nostre speranze possano divenire concrete ed è che sia il metodo applicato da tutti.
È troppo chiedere che assunte le decisioni non si contraddicano il giorno dopo? Che non si attuino campagne denigratorie nei confronti dei colleghi delle altre federazioni? Che non si prendano per complotti oscuri, fatti alla luce del sole? Che si rappresentino con chiarezza gli interessi dei propri associati per meglio tutelarli? Che ci si attenga al principio di individuare una linea comune prima tra realtà omogenee (quelle delle imprese di autotrasporto) e dopo con altre realtà legittime, ma che le utilizzano? Infine è possibile comprendere che anche la più rappresentativa delle federazioni da sola non conta niente e che se si vuole far l’interesse delle imprese si deve operare in sintonia? Questo le imprese ci chiedono e su questo noi ci impegniamo.
Se le nostre considerazioni sono condivise, nel momento attuale, non abbiamo altra strada che mostrarci uniti nei confronti del Governo che è obbligato a trovare con noi le soluzioni utili per il Paese e conseguentemente per le nostre imprese. Non possiamo consentire che qualcuno provi a mettere da parte le intese raggiunte.
Se non riusciremo a superare questa battaglia decisiva per la rappresentanza di una categoria forte ma resa debolissima dalle divisioni di vertice, i nostri operatori non avranno futuro, così sarà anche per le federazioni e per i gruppi dirigenti, che contano nulla rispetto agli operatori.

 

Cinzia Franchini, CNA-Fita
È possibile fare qualcosa per le imprese? Tutto è possibile a condizione che ciò che si dice di voler fare vada effettivamente nella direzione, non di interessi unitari, ma di interessi reali che dobbiamo rappresentare. È molto semplice comprendere cosa serve all’autotrasporto e di certo CNA-Fita intende rappresentarlo in modo autentico ed ostinatamente, perché non si confonda l’autotrasporto con la rappresentazione dell’interesse della sua Rappresentanza. A noi sta a cuore ciò che interessa all’autotrasportatore e quindi: l’annullamento dei vergognosi aumenti per i pedaggi concessi ai concessionari autostradali di anno in anno fino a questo gennaio 2014, senza effettive contropartite nell’aumento dei servizi e delle manutenzioni stradali. Una seria presa di coscienza politica del dramma rappresentato da fenomeni quali il distacco transnazionale e il cabotaggio da parte di paesi che possono sfruttare condizioni di mercato insostenibili per le nostre imprese. Un costo del carburante che si possa allineare quanto meno con i paesi che con noi hanno fondato l’Europa, Germania e Francia, ma anche con paesi, come la Spagna, che condividono con noi più di altri il dramma di questa crisi economica. Un contrasto deciso all’illegalità largamente intesa che si trasformi anche in un setaccio reale e concreto per estromettere dal mercato operatori abusivi e truffatori e con loro i committenti che eventualmente ne continuano a fare uso. Tempi di pagamento assolutamente certi a garanzia di una filiera strategica e a rischio.
Non sappiamo se sono questi gli interessi unitari ma le imprese questo chiedono e noi questo intendiamo rappresentare con forza.
Quando l’interesse unitario si trasforma in proposte di garanzie bancarie di 50 mila euro per dimostrare la capacità finanziaria, oppure quando nulla si fa per contrastare gli aumenti dei pedaggi e in più si evita di erogarne i rimborsi direttamente ai telepass, quando si “svicola” la proposta di attivare la clausola di salvaguardia per contrastare l’uso scorretto e, quello sì anticoncorrenziale, di normative sul cabotaggio oppure di pratiche come il distacco transnazionale, quando si firma con "la committenza" un rinnovo del ccnl con aumenti insostenibili in questo contesto economico, quando si spinge per anni la categoria, strangolata dalla crisi, a sostenere costi minimi in cambio di onerosissimi costi legali e inutili costi politici, quando il pensiero unico dell’unitarietà liberalizza senza rete, anzi tempo, l’autotrasporto, quando alle imprese si spaccia una riforma per un regolamento condominiale di un Albo vissuto, così com'è stato fino ad ora, unicamente come un inutile costo dagli stessi iscritti, potrà non piacere ma alla Fita non interessa.
Infine nella rappresentanza dell’autotrasporto, grazie ai soliti padri nobili, onnipresenti da almeno 35 anni, oggi più che mai vige il detto “meglio soli che male accompagnati” e comunque la Fita è in ottima compagnia, quella delle imprese e degli imprenditori che voglio realmente un cambiamento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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