LEGGI E POLITICA

Ben dieci associazioni dell'autotrasporto scrivono a Lupi: «Ridacci la concertazione!»

7 luglio 2014

Ben 10 associazioni dell’autotrasporto hanno deciso di scrivere una lettera al ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e al sottosegretario Umberto Del Basso De Caro. Prima ancora di vedere a che scopo, non si può non riscontrare come la lettera, ormai, sia lo strumento privilegiato con cui le associazioni dell’autotrasporto intrattengono scambi di vedute con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La cosa, tutt’altro che nuova, acquista oggi due elementi di novità, alcune relative al destinatario, altre relative al mittente.

Rispetto al destinatario bisogna innanzi tutto riscontrare come spesso latiti, nel senso che non risponde alle lettere. Quella inviata al ministro Lupi nella prima settimana di giugno ancora oggi non trova risposta, malgrado contenesse la richiesta urgente di un incontro. Ma soprattutto il governo Renzi ha mostrato chiaramente di voler inquadrare le relazioni con le parti sociali in maniera nuova. Da quando il presidente del Consiglio ha «scansato» l’invito all’assemblea della CGIL motivandolo con l’affermazione che «accettiamo l’aiuto di tutti, ma non vogliamo ricatti da nessuno», è apparso chiaro che il metodo concertativo stesse imboccando il viale del tramonto. E quando la concertazione scema, fatalmente le associazioni di categoria e i sindacati riscoprono l'unità.

E qui arriviamo alle novità relative al mittente: da tempi remoti non si vedeva una lettera inviata dall'autotrasporto recante in bella vista i loghi di ben 10 associazioni: Alleanza delle Cooperative Servizi ed Utilities, Anita, Assotir, Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna Casartigiani, Unitai. Questo schieramento di forze il più possibile allargato, espressione concreta di quello che è stato chiamato il «patto di consultazione», serve per esprimere al ministro Lupi e al sottosegretario Del Basso De Caro il «rammarico per gli ultimi sviluppi della vertenza riguardante il settore» e per denunciare la «scarsa attenzione del Governo e del Ministero dei Trasporti nel dare attuazioni ai punti più qualificanti» del Protocollo d’Intesa del novembre 2013. Ma soprattutto per sottolineare che, ad «aggravare» una relazione governo-parti sociali già complessa è «l’abbandono di quel metodo concertativo, a nostro avviso molto utile».

Anche perché in sostituzione di questo metodo ne è giunto uno nuovo basato su un generico invito del governo a fargli pervenire proposte di cui terrà conto - se del caso - sulla base di proprie valutazioni.

Ma soprattutto in questo momento, in cui è stata fissata una data per la sentenza della Corte europea sui costi minimi (il 4 settembre), l'autotrasporto ha bisogno di trattare, di sedersi intorno a un tavolo insieme ai committenti. Ed ecco perché – come si scrive nella lettera – le associazioni ricordano «come lo stesso Ministro si fosse impegnato, sin dal suo insediamento, ad assicurare il rispetto delle legge in vigore e comunque a favorire l’individuazione di soluzioni certe e condivise che potessero salvaguardare le posizioni di entrambe le parti in causa, committenti e vettori, non attendendo una sentenza che avrebbe potuto viceversa ostacolare la ricerca di un punto di accordo».
Infine le associazioni ribadiscono la loro «disponibilità al dialogo con le rappresentanze della committenza industriale, per addivenire ad un risultato che soddisfi tutti gli interessi in campo, ma che parta dall’iniziativa del Ministero competente».

Il finale dev’essere rimasto da precedenti missive: «in mancanza di vostro sollecito riscontro, Vi informiamo che valuteremo eventualmente di proclamare lo stato di agitazione della categoria». Chissà se al ministero lo leggeranno come un ricatto e, come tale, non più gradito?

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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