LEGGI E POLITICA

Sei milioni di multe ai trasportatori valtellinesi per aver usato serbatoi di gasolio maggiorati

21 luglio 2014

Alzi la mano chi non l’ha mai fatto. Una volta che si è andati all’estero, in paesi in cui il gasolio costa meno, tornando indietro, si riempiono i serbatoi. La cosa, almeno in Valtellina, era una consuetudine di tantissime imprese di autotrasporto che vanno a fare il pieno a Livigno, dove il prezzo del carburante, in virtù della etraterritorialità doganale di questa località, è molto più basso.

Per carità, stiamo parlando di un'attività assolutamente legale, anche se è necessario che il gasolio, regolarmente dichiarato e quantificato, venga trasportato nel normale serbatoio del veicolo. Ora tutti sanno che da qualche anno le case costruttrici hanno immesso sul mercato dei serbatoi maggiorati fino 1200-1300 litri regolarmente omologati e da registrare poi sul libretto di circolazione proprio per consentire ai trasportatori che viaggiano in Europa di fare il pieno dove costa meno. E molti trasportatori anche italiani e anche valtellinesi, trovandoli sul mercato, li hanno acquistati per equipaggiare i propri veicoli. Qualche settimana fa la doccia fredda: un lungo elenco di aziende si vede recapitare sanzioni molto salate, in alcuni casi anche di alcune centinaia di migliaia di euro, che complessivamente raggiungono i sei milioni di euro. Sanzioni giustificate proprio dal fatto che i serbatoi utilizzati per l’acquisto non sono «normali».
Ovviamente le aziende che si sono viste recapitare le multe e che hanno sempre agito sicure di operare nella legalità non hanno alcuna intenzione di pagare e hanno interessato della questione anche la politica. A rispondere all’appello è stato il senatore della Lega Nord, Jonny Crosio, che ha presentato un'interrogazione al ministro dei Trasporti, Maurizio  Lupi, e a quello di Economia e Finanze, Pier Carlo Padoan, per chiedere di sospendere le richieste di pagamento, di fornire una definizione univoca di «serbatoio normale» e di promuovere un tavolo di concertazione per giungere a una soluzione condivisa con le parti interessate.

«Questa è una delle tante follie del nostro sistema – ha commentato Crosio – invece di sostenere la gente che lavora onestamente la si colpisce sulla base di cavilli normativi. Perché, chiedo, nulla è stato contestato in dogana nella fase di controllo dei documenti e dei mezzi? Dopo anni arrivano multe salatissime che mettono a rischio la sopravvivenza delle aziende dell’autotrasporto. È davvero questo ciò che vogliamo?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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