LEGGI E POLITICA

Costi minimi, una norma in salute

28 luglio 2014

C’è un equivoco che va chiarito una volta per tutte: la norma che dispone l’adozione dei costi minimi per la sicurezza nei contratti di autotrasporto è viva e vegeta. Certo, il 4 settembre la Corte di Giustizia europea, in Lussemburgo, analizzerà in dettaglio il suo stato di salute, ma fino a quella data è sicuramente in vigore. Dopo, si vedrà. A dimostrarlo peraltro in queste settimane sono i tanti tribunali italiani che continuano ad applicarla. È vero che ce ne sono anche di attendisti, che preferiscono cioè rinviare a dopo il 4 settembre per assumere una decisione, ma in tanti, tantissimi sono di parere opposto. E in queste settimane che portano verso la decisione di Lussemburgo ve ne daremo conto.

La scorsa settimana, per esempio, il tribunale di Lecce che ha emesso un decreto provvisoriamente esecutivo, per un importo di oltre 70mila euro,  in favore di un vettore al quale erano state applicate tariffe ben al di sotto dei costi minimi. Il vicepresidente dell’Albo e segretario nazionale Fiap, Silvio Faggi, ha fatto notare come fortunatamente «c’è chi si assume la responsabilità di decidere e lo fa nel pieno rispetto di una legge italiana tutt’ora vigente».

Sempre la Fiap ricorda che il ministero dell’Economia e delle Finanze ha stabilito, con comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2014, che per il secondo semestre 2014, il saggio d’interesse base da applicare a favore del creditore nei casi di ritardato pagamento, è fissato nella misura dello 0,15%. Ciò significa che l’interesse moratorio da applicare in caso di ritardato pagamento delle fatture di trasporti, ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo 231/2002 per fatture pagate oltre il 60° giorno dall’emissione, è la bellezza dell’8,15%.

E in Fiap sottolineano come un tale tasso di interesse «scoraggia una pratica, a dire il vero tutta italiana, che tantissimi autotrasportatori hanno purtroppo sperimentato sulla propria pelle e che potremmo riassumere come segue: “non ti pago e se non ti sta bene fammi causa, tanto un processo civile dura minimo 10/12 anni e se, alla fine, dovessero anche darti ragione comunque nel frattempo ci avrò guadagnato di più a tenere i soldi in banca». Ora, in forza del comma 13 dell’art. 83 bis legge 133/2008, questo assioma non è più vero. «Non solo il committente con tassi all’8,15% non ci guadagna a rinviare il pagamento oltre i 60 giorni fissati dalla norma ma, stante la crisi che sta facendo fallire sempre più aziende di autotrasporto, questi non può più contare neppure sui (si fa per dire) buoni rapporti con l’autotrasportatore perché, al posto di questi, potrebbe trovarsi un curatore fallimentare che ha sicuramente meno remore a bussare alla porta della bottega per chiedere di pagare il dovuto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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