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La Corte dei Conti giudica poco utili le risorse che lo Stato concede all'autotrasporto

18 agosto 2014

La Corte dei Conti ha fatto le pulci al modo con cui vengono stanziate le risorse per sostenere l'autotrasporto merci. Ne è venuta fuori una relazione accompagnata da relativa deliberazione inviata alle istituzioni dello Stato che devono adeguarsi alle indicazioni fornite e se non lo fanno devono adottare entro 60 giorni un atto che giustifichi tale posizione.
In tale relazione la Corte, dopo aver sottolineato la complessità del quadro normativo di riferimento, ha rilevato una frammentazione delle competenze "che non giova all’efficienza gestionale, una reiterazione delle forme di contribuzione, in alcuni casi da oltre un decennio, la concentrazione degli aiuti su spese di natura corrente delle aziende, che sostanzialmente appare poco idonea ad uno sviluppo infrastrutturale utile per il rilancio del settore". Detto altrimenti, ha evidenziato la scarsa utilità pratica dei soldi che lo Stato concede al settore.
In piu la Corte ha anche riscontrato ritardi nell’attuazione di tre interventi previsti su cinque: formazione professionale, contribuzione per i pedaggi autostradali, aiuti per le vie alternative al trasporto stradale (c.d. ecobonus).
I contributi finalizzati a contenere il costo del lavoro (premi INAIL), invece, hanno secondo la Corte una funzione meramente perequativa, che serve "a ricondurre agli andamenti del mercato gli oneri assicurativi", senza però assolvere a una funzione di stimolo del settore.
Relativamente agli aiuti destinati alla formazione professionale, poi, la Corte dei Conti rileva un "accorpamento delle risorse previste per due anni, circostanza che caratterizza il ritardo nell’attuazione" e soprattutto rispetto ad "alcuni bandi è emersa la necessità di maggiore conformità ai criteri di trasparenza che devono caratterizzare l’evidenza pubblica".
Per le misure di aiuto destinate alla sicurezza e alla protezione ambientale è emersa la prevalenza della destinazione al rimborso dei pedaggi autostradali, per i quali è stato rilevato uno scostamento strutturale di tre anni tra programmazione ed erogazione.
Un grave deficit, anche per il controllo, è rappresentato dall’impossibilità di quantificare le risorse effettivamente destinate alla deduzione forfetaria di spese non documentate, che potrebbero essere non in linea con gli stanziamenti. A tal fine è stata suggerita una modifica alle dichiarazioni fiscali e alla stessa normativa primaria.
Anche in relazione alla misura destinata al rimborso di quota parte del premio RC destinato al SSN è emersa la necessità di garantire procedure idonee a monitorare il rispetto degli stanziamenti di bilancio.
Infine, sia per le deduzioni forfettizzate che per la contribuzione ai premi di assicurazione RC per la quota destinata al SSN, è stata rilevata la mancanza dei relativi dati nella Banca degli Aiuti istituita presso il Ministero dello Sviluppo Economico al fine di garantire che venga rispettato il limite comunitario per gli aiuti c.d. de minimis (pari a 100.000 euro triennali per il settore).
Preoccupante la considerazione con cui si chiude il comunicato che accompagna la relazione della Corte, in cui si sottolinea che tutte le circostanze ricordate "impongono una riflessione sulla reale utilità delle politiche di settore in un contesto in cui la quota del trasporto su strada è pari all’86%, contro il 14% del trasporto merci su rotaia".

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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