UFFICIO TRAFFICO

La Gatta di Padova non valeva niente: assolto il camionista che l'aveva distrutta

21 settembre 2014

Il camionista non deve pagare nulla: quella Gatta non valeva nulla. È questa, in sintesi, la conclusione cui è giunto il pubblico ministero di Padova, dopo un’indagine di un anno partita per verificare se Paolo Fusco, un autista di 46 anni, di origine salernitana ma residente in provincia di Padova, fosse colpevole del reato previsto dall’articolo 733 del codice penale, quello cioè che commette chi distrugge un bene di pregio e quindi deteriora il patrimonio artistico. Reato per il quale è previsto l’arresto fino a un anno e un’ammenda di 2065 euro. Tutto era accaduto circa un anno fa, quando l’autista, mentre stava effettuando una manovra all’interno della zona a traffico limitato di Padova, mandò in frantumi una statuetta da tutti, a Padova chiamata la Gatta di Sant’Andrea, ma che in realtà era un leone accovacciato su una colonna che era stata realizzata nel 1209 per celebrare la vittoria delle milizie padovane contro gli Este di Ferrara. Senonché la consulenza tecnica disposta dal giudice ha appurato che quella statuetta era una copia di una copia, perché già distrutta in epoca napoleonica e quindi rifatta almeno un paio di volte, senza che dell’originale esista più traccia. Di conseguenza, al di là del valore affettivo per la cittadinanza, la statuetta non aveva valore artistico e quindi non esiste, nel caso del camionista, alcun reato.

Restano al limite da pagare – tramite comunque assicurazione – i danni per ricostruire la colonna e il marciapiede ed eventuali sanzioni – tutte però da accertare – rispetto alla violazione del divieto di transito in quella zona.

La storia ebbe un’eco eccezionale e venne letta come un simbolo dell’invasione dei camion in centro storico e proprio per questo ebbe un lungo strascico di polemiche. Ma in realtà – oggi si appura – quella statuetta non valeva niente. Quella «buona» l'aveva già distrutta Napoleone. Che non era propriamente un camionista...

 

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