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Optifuel Challenge, una sfida ai bassi consumi ma anche una vetrina dell'autotrasporto italiano

3 ottobre 2014

A fine settembre a Castelnuovo Berardenga (Siena) è andata in scena la finale italiana della competizione voluta da Renault Trucks per sensibilizzare a una guida economica. E i sette finalisti, dimostratisi tutti leggeri sull'acceleratore, erano un perfetto spaccato del settore

Si chiama Optifuel Challenge ed è una competizione con cui Renault Trucks cerca di sensibilizzare a una guida economica chi utilizza i veicoli della losanga e di far toccare con mano l'impegno che, come casa, ripone nella sfida di ridurre i consumi. Ma quello «andato in scena» lo scorso fine settimana a Castelnuovo Berardenga (Si), finale italiana dell’edizione 2014, sembrava quasi una rappresentazione fedele del mondo degli autisti che oggi «conducono» l’autotrasporto italiano. I sette driver arrivati in Toscana per contendersi il titolo nazionale – e quindi partecipare alla finale europea in programma a Nizza il prossimo 29 ottobre – portavano in dote altrettante storie da raccontare. Ion Ciobanu, quello che per il secondo anno consecutivo è risultato il piede più leggero, è un rumeno di nazionalità moldava che ha imparato a guidare nell’Armata Rossa sovietica. Poi, caduto il muro, ha cambiato vita e ha messo la sua professionalità al servizio della Tipes di Olgiate Molgora (Lecco). Una professionalità che nel tempo si è arricchita anche degli insegnamenti cardine della formazione alla guida economica di Renault Trucks: il primo – usando le sue parole – «è di anticipare l'andamento della strada e delle condizioni del traffico, così da ridurre al minimo le accelerazioni e le frenate e utilizzare il miglior rapporto per ogni circostanza. Il secondo è sfruttare al massimo la spinta del semirimorchio nelle discese».
Se la professionalità di Ion è figlia di un modello educativo rigoroso, quella di Raniero Corazza, piazzatosi al secondo posto, è figlia di un passaggio di testimone. Perché Raniero, come faceva (e in parte continua a fare) un buon 90% dei camionisti, è salito sul camion per la prima volta da bambino, per osservare da vicino quello che era il luogo di lavoro del padre. E fatalmente si è accesa la spia della passione che poi gli è rimasta attaccata addosso come un tatuaggio. Raniero se la porta dietro ogni giorno e la tira fuori quando gira la chiave del Renault Magnum 500 che guida per conto della Ecoservice di Civita Castellana (Viterbo) percorrendo ogni giorno 500 km circa. E i consumi sono di quelli da far invidia, perché insieme alla passione tramandata il padre-padroncino ha avvolto anche la sensibilizzazione al risparmio dei costi: «Era molto attento ai consumi – racconta – anche se allora il gasolio costava molto meno di oggi, e ho imparato da lui i principi della guida economica».
Ha un tratto vintage anche il terzo classificato. Si chiama Agostino Kuel, lavora per la Cavagna Trasporti (Trento) e va avanti indietro per l’Europa a bordo di un Renault Premium. E del suo lavoro – come accadeva in particolare in anni passati – apprezza soprattutto il senso di libertà, «la possibilità di vedere posti nuovi e conoscere persone e stili di vita diversi». Ma soprattutto – aggiunge Agostino - «è un mestiere che offre un'indipendenza impossibile da trovare in altre attività». E così come apprezza la professione per la mancanza di confini, allo stesso modo Agostino si è appassionato all’Optifuel Challenge perché «stimola al miglioramento di se stessi e perché ti permette di scoprire quanto ancora puoi lavorare per crescere professionalmente».
La quarta piazza è stata occupata da Emilio Bracaglia. Anche lui alle spalle ha un padre autotrasportatore, anche se nei 31 anni di esperienza lavorativa (di cui 21 trascorsi alle dipendenze della Pigliacelli di Frosinone) ha – per così dire – capitalizzato la passione. Sa perfettamente che per «ridurre i consumi bisogna mantenere una velocità costante e, quando possibile, far scorrere per inerzia il veicolo», ma è molto motivato a mettere in pratica queste conoscenze perché nella sua azienda vengono offerti incentivi agli autisti che consumano meno. E anche questo aiuta a trattare meglio il gasolio.
Sul quinto gradino è salito Giuseppe Donzelli. La sua storia è emblematica di come l’autotrasporto potrebbe trovare nuova forza dall’unione e dall’aggregazione delle aziende. Operazione spesso difficile se fatta su fondamenta economiche, molto più facile se poggiata su basi affettive. Giuseppe, infatti, è figlio di un autotrasportatore di prodotti ortofrutticoli di Comiso (Ragusa) che un giorno ha incrociato sulla sua strada la figlia di un altro autotrasportatore della zona e se n'è innamorato. Così la loro unione ha portato in dote anche il matrimonio delle due aziende e la creazione di una ditta più grande, la D&D Trasporti, che in flotta dispone di 10 veicoli della Losanga, compresi due Renault Trucks T con cui Giuseppe ha intenzione di andare molto lontano. È convinto infatti che possono gratificarlo in termini di consumi, ma al tempo stesso è disponibile a dare loro una mano, facendo frequentare a tutti gli autisti un corso Optifuel. Perché «anche dopo tanti anni di esperienza al volante c’è sempre molto da imparare».
Dalla parte opposta della Sicilia viene pure Antonino Foti. Con i suoi 25 anni è il più giovane del gruppo e interpreta la professione in modo concreto. Lavora nella società creata dal padre, la International Trasport Service, attiva nel trasporto di alimentari, ma specializzata nel carico di succo d’arancia per l’intera Europa. E la cosa eccezionale è che questo ragazzo dal piede di piuma, così bravo e attento nel condurre un veicolo nel modo più economico possibile, trascorre buona parte delle giornate in ufficio, a cercare di trovare economie e margini anche su altri versanti. Insomma, il classico giovane che i tempi moderni hanno costretto a diventare «multitasking».
Anche Stefano Rocchetto, di Sanguineto (Verona), distribuisce alimentari ai supermercati del Nord Italia, ma nel suo caso la molla a far bene e a consumare meno è scattata nella scorsa edizione, quando si presentò alle selezioni e fu escluso, mentre il figlio del suo titolare riuscì a entrare in finale. Qualcuno qualche anno fa l’avrebbe chiamata «rivalsa di classe», oggi si può definire semplicemente «desiderio di migliorare se stessi». Un desiderio che Stefano è riuscito a soddisfare ottenendo anche come premio quello di poter testare in prima persona «l'ottima coppia» del motore del Truck of The Year. Chissa se l'autotrasporto italiano riuscirà allo stesso modo a soddisfare i suoi desideri di riscatto. Certo che se può fare affidamento su professionalità come quelle messe in vetrina nella Optfuel Challenge il futuro potrebbe serbare felici sorprese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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