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Pedaggio ai Tir addio: il governo francese si arrende all'autotrasporto. Un esempio per l'Italia

11 ottobre 2014

Non ci sarà nessun fermo in Francia il prossimo 13 ottobre. Le associazioni dell’autotrasporto che lo avevano proclamato, infatti, non hanno più ragione di protestare, dopo che il ministro dell’Ambiente Ségolène Royale ha annunciato il rinvio a tempo indeterminato dell'introduzione del pedaggio per i veicoli pesanti sulle strade statali e dipartimentali francesi.
Insomma, nella forma si parla di sospensione senza fissare un termine per la ripresa, ma di fatto sembra un annullamento definitivo dell'ecotassa, il cui sistema di gestione era stato affidato alla società Eco-mouv', controllata (al 70%) dall'italiana Atlantia.
Di pedaggio a carico dei mezzi pesanti in Francia si parla già dal 2007, anche se la prima partenza ipotizzata era per fine 2010. Fu per la precisione nel luglio del 2009 che il Parlamento approvò la nuova tassazione per i veicoli con portata superiore alle 3,5 tonnellate che percorrono 15mila chilometri di strade statali e provinciali. Nelle previsioni, attraverso il nuovo pedaggio lo Stato prevedeva di incassare circa 1,2 miliardi. Cifre interessanti ma non abbastanza per arginare le contestazioni violente che si scatenano soprattutto in Bretagna. Si arriva così alla prima sospensione e all’elaborazione di un nuovo sistema, che prevede di far pagare il transito su appena 4mila chilometri e comunque di esentare regioni periferiche. L’avvio previsto per questo nuovo sistema giudicato in grado di portare nelle casse dello Stato 550 mila euro, che scendono a circa 300 una volta pagati gli oneri per il concessionario. In questo modo peraltro il governo mirava a evitare di pagare una penale alla stessa Eco-mouv di 850 milioni, che adesso potrebbe nuovamente pesare sul governo. Ma d’altra parte il clima politico in Francia non consente al premier Francois Hollande di commettere ulteriori errori: un fermo dell’autotrasporto cioè potrebbe funzionare come benzina sul fuoco e dare la stura a ulteriori proteste sociali. Tanto vale, allora, perdere la partita contro l’autotrasporto. 

Una vittoria del settore che dall’Italia il segretario di Assotir, Claudio Donati, commenta positivamente: «E’ un esempio positivo di quanto sia possibile, con l'unità della categoria e con la fermezza nella tutela delle imprese e dei loro equilibri finanziari e occupazionali, costringere i Governi a risolvere in modo positivo le questioni che gravano sull'autotrasporto e a riconoscere come esso sia una risorsa per il Paese, da salvaguardare e da sostenere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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