FINANZA E MERCATO

L'autotrasporto perde lavoro... anche perché lavora troppo

23 ottobre 2014

L’autotrasporto perde lavoratori, forse anche perché nell’autotrasporto si lavora troppo. Questa considerazione poggia su alcuni dati statistici diffusi dall’Istat. Rispetto all’erosione di posti di lavoro i numeri parlano da soli: dall’inizio della crisi hanno perso lavoro quasi 100.000 addetti dell’autotrasporto. Ora, considerando che gli occupati in carne e ossa sono circa 400.000 (anche se le statistiche al riguardo non sono molto precise), si capirà che è scomparso circa un posto di lavoro ogni quattro.

Cerchiamo invece di capire perché è un settore in cui si lavora troppo. A questo scopo è utile sapere che, per calcolare il numero di lavoratori, in Italia si fa riferimento all’unità di lavoro standard, vale a dire alla quantità di lavoro prestato da un occupato a tempo pieno in un lasso di tempo di un anno. Un concetto, quindi, svincolato dalle singole persone fisiche. Questo significa che se in un settore ci sono persone che lavorano oltre lo standard pesano di più sul calcolo. Tant’è che calcolando le unità di misura standard nell’intero comparto dei trasporti si ottiene un numero superiore di almeno il 25% rispetto al numero degli occupati veri e propri. In particolare, se tutto il settore pesa per 1.400.000 di unità di lavoro standard, i reali occupati sono poco più di 1.050.000. E la ragione di questa forchetta così ampia è presto detta: il lavoro di autista o padroncino – comunque di persone impegnate alla guida di veicoli – porta a sostenere un impegno lavorativo medio giornaliero di molto superiore alle otto ore, che sono invece la misura utilizzata come base di calcolo delle unità di lavoro standard. In sintesi, siamo di fronte a un settore che, almeno rispetto al tempo di lavoro, risulta impegnato il 25% di più dello standard. Traetene voi le conclusioni…

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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