LOGISTICA

Porto off-shore di Venezia: il progetto migliora le performance e riduce i costi del 25%

16 novembre 2014

Migliori performance, maggiore flessibilità operativa e soprattutto minori costi del 25%. Sono questi i risultati ottenuti dalla società di ingegneria olandese Royal Haskoning DHV, vincitrice del bando di gara internazionale per l’ottimizzazione dell’intero progetto del porto offshore-onshore di Venezia, e contenuti nell’analisi e nelle simulazioni presentate in questi giorni all’Autorità Portuale. Di fatto, dopo aver riprospettato i layout, Royal Haskoning DHV è riuscita a migliorare l’intero impianto del progetto creando una sorta di “nastro trasportatore continuotra il terminal in altura e quelli a terra (e viceversa) capace di eliminare i tempi morti nelle fasi di carico e scarico dei container e nel loro trasferimento a terra. In questo modo il terminal sarà in grado di movimentare circa 1,04 milioni di container, dei 5 milioni di TEU, che gli esperti internazionali, stimano l’Alto Adriatico potrà movimentare entro il 2030.

Cosa che consentirebbe a Venezia di fare la sua parte per rendere l’intero Alto Adriatico in grado di attrarre le grandi navi oceaniche coprendo i mercati  ovest non serviti dai porti di Trieste, Koper e Rijeka, più orientati come hinterland naturale verso i mercati a est.

Ma oltre al dato della performance, a suscitare interesse è anche quello relativo al costo complessivo dell’opera, da realizzarsi in partenariato pubblico-privato, ridotto nei calcoli della società olandese di 750 milioni di euro e quindi stimato oggi in 2.1 miliardi di euro, comprendendo i lavori civili, l’equipment e il terminal petrolifero che da solo vale 625 milioni di euro.  Dell’investimento totale si ipotizza un contributo a carico dello Stato pari a circa 600 milioni di euro spalmabili in 5 anni ed erogabili solo a fronte di un investimento privato di pari o superiore entità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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