FINANZA E MERCATO

Trasporti internazionali: Polonia regina d'Europa, Italia fuori dalla top ten

4 dicembre 2014

Un tempo si diceva che PIL (prodotto interno loro) e trasporto merci andassero a braccetto, nel senso che tanto più saliva la ricchezza di un paese tante più merci venivano trasportate. Oggi tale considerazione è da rimettere in discussione. Lo dimostrano le statistiche pubblicate dall’agenzia francese CNR, elaborate per stilare una sorta di classifica europea rispetto ai volumi di merci trasportate - espresse in tonnellate/km - dall’insieme di tutte le aziende di autotrasporto dei vari paesi membri dell’UE sui trasporti internazionali. La classifica dei trasporti internazionali ha in sé degli elementi sorprendenti. Evidenziamoli singolarmente.

La regina d’Europa in termini di autotrasporto è la Polonia, che da sola nel 2013 ha movimentato 147.274 milioni di ton/km. Dato impressionante che nasconde singole performance che aiutano a giudicarlo. Innanzi tutto quella relativa ai trasporti internazionali. Pensate che il 25% delle merci che viaggiano in Europa in regime di trasporto internazionale è trasportato da aziende polacche. E questa vocazione internazionale trova conferma anche in altri due dati relativi al cabotaggio, uno nazionale e l’altro europeo. Ebbene, rispetto al cabotaggio nazionale - vale a dire un viaggio interno a un paese effettuato durante una trasporto internazionale da un trasportatore estero - le aziende polacche sono cresciute nel 2013 del 40%. Rispetto al cabotaggio intra-UE - quello cioè effettuato tra due paesi terzi rispetto a quello del trasportatore - la quota detenuta dalle aziende polacche è un rotondo 27%.

 Bisogna anche aggiungere - e qui passiamo alla seconda considerazione - che la crescita della Polonia interessa in realtà tutta l’area dell’Est e in generale tutti questi paesi in cui, a prescindere dalla ricchezza espressa, i minori costi operativi consentono alle aziende di operare con tariffe inferiori e quindi di attirare maggiore domanda, se non addirittura investimenti (o trasferimenti) dall’estero. 
Un dato in tal senso dice più di tante parole. Nel 2013 le merci trasportate in Europa sono aumentate nel complesso del 6,6%. Ma se si va a vedere come si sia distribuita tale crescita, ci si accorge che i 13 Stati membri entrati nella casa comune europea nel 2004 hanno prodotto una crescita a doppia cifra (10%); gli altri 15 Stati membri si sono accontentati invece di un più modesto 2,2%.

Gettando uno sguardo sugli altri due gradini del podio, troviamo rispettivamente Spagna e Germania. Beh, direte voi, due paesi di “prima fascia” in quanto a ricchezza. E in effetti è vero. Ma c’è un però. Se infatti dietro al dato della Polonia c’è una crescita tra 2013 e 2012 del 10,5%, dietro i dati di Spagna e Germania ci sono due contrazioni, modesta (-0,6%) per la prima, più importante per la seconda (6,6%). E se questo è un dato tendenziale è molto probabile che nei prossimi anni ne vedremo delle belle.

In realtà, per certi versi non serve nemmeno attendere troppi anni. Perché la sorpresa più clamorosa di questa classifica è data dal fatto che nelle prime 10 posizioni non compaiono tre paesi che in termini di ricchezza e di PIL stanno sicuramente tra le prime 10: Regno Unito (18°), Francia (12°) e Italia (13°). E se la sorpresa non è stata sufficiente leggetevi pure il resto della classifica e poi traetene le conseguenze: Paesi Bassi, Repubblica, Ceca, Portogallo, Ungheria, Slovacchia, Lituania e Romania. 

In pratica, fatta eccezione per i Paesi Bassi (paese di lunga tradizione trasportistica, alimentato dai maggiori porti continentali e vivacizzato da flotte di dimensioni rilevanti) e per il Portogallo (che ha vissuto una profondissima crisi economica e un tracollo dei prezzi che ha attirato investimenti esteri, principalmente spagnoli), per il resto sono tutti paesi Est europei.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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