FINANZA E MERCATO

11,9 miliardi: il danno subito dall'Italia per la fuga verso i porti del Nord di 900.000 container/anno

4 dicembre 2014

11,9 miliardi: 6,4 miliardi di mancati introiti, di cui oltre il 60% destinato allo Stato sotto forma di Iva e dazi doganali, e 5,5 miliardi di indotti non attivati. A tanto ammonta il danno che subisce l’Italia dall’importare ogni anno nei porti del Nord Europa di circa 900.000 contenitori (ma alcune stime parlano anche di 2 milioni), destinati invece al mercato italiano. 

Questi, in sintesi, i risultati di uno studio di Fedespedi – Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali – che per giustificare questo stato di cose punta il dito principalmente sull’eccesso di burocrazia che caratterizza le procedure di importazione di una merce nel nostro Paese, dove possono essere effettuate fino a 17 tipologie di controllo e intervenire fino a 5 Ministeri.

Per riuscire a calcolare il dato finale la ricerca di Fedespedi ha valutato che, per ogni contenitore da 20 piedi importato nei porti del Nord Europa, riempito con merci il cui valore è - con stima al ribasso - di circa 30.000 euro, determina un mancato introito per il sistema Paese di circa 7.100 euro.

Una cifra che si ottiene sommando le voci di costo che intervengono nell’importazione in un porto italiano di un contenitore di tali dimensioni: dazi doganali e IVA destinati all’Erario, tasse portuali, costi legati all’attività di agenzie marittime, terminal portuali, spedizionieri e autotrasportatori e indotto bancario riguardante le operazioni di importazione.
Moltiplicando il mancato introito per ogni singolo contenitore (circa 7.100 euro) per i circa 900 mila contenitori stimati, si ottengono i circa 6,4 miliardi di euro di mancati introiti complessivi per il sistema Paese evidenziati dalla ricerca.

Soggetto 

Media nazionale mancato introito per singolo contenitore da 20’ (in euro)

Mancato introito per 900 mila contenitori (in euro)

Erario

4.456

4.010.400.000

Ente Portuale

36

32.400.000

Agenzie marittime

221

198.900.000

Terminal Portuali

230

207.000.000

Spedizionieri

240

216.000.000

Autotrasporto

400

360.000.000

Indotto bancario

1.515

1.363.500.000

Totale complessivo

7.098

6.388.200.000 

Invece, i 5,5 miliardi di indotto generati dall'importazione dei container direttamente in Italia sono stati calcolati applicando il moltiplicatore del reddito del cluster marittimo (2,37), al valore dei potenziali nuovi ricavi che tale operazione porterebbe al mondo delle imprese (circa 2,34 miliardi di euro).

Come si esce da questo impasse? Secondo Piero Lazzeri, Presidente Fedespedi, «solo una azione congiunta del mondo imprenditoriale, del governo e della pubblica amministrazione, possa ridare credibilità all’intero sistema e convincere quelle aziende che oggi preferiscono importare tramite i porti del Nord Europa beni che saranno poi distribuiti e venduti nel nostro territorio, a ritornare a dare fiducia al sistema dei porti italiani».

Facile a dirsi, perché al’atto pratico - ha aggiunto Lazzeri – «è necessario che alcune delle sue strutture portanti, tra cui Autorità Portuali, porti, aeroporti e retroporti … siano messe nella condizione di poter lavorare al meglio per confrontarsi su scala internazionale con i sistemi logistici delle altre nazioni. Il nostro Paese deve inoltre poter contare su un’applicazione omogenea del diritto europeo, vanno eliminate le storture per le quali oggi le imprese italiane si vedono penalizzate da una lettura ed applicazione del diritto comunitario che genera un vero e proprio gap competitivo».

Proprio per questo Fedespedi propone «una decisa azione di snellimento burocratico e di semplificazione normativa degli adempimenti legati all’import/export per incrementare i volumi di merce movimentata dai porti nazionali». Le priorità in tal senso sono precise:

- dare attuazione alla riforma del sistema portuale con cui concedere alle Autorità Portuali una reale autonomia finanziaria;
- attivare su scala nazionale lo Sportello Unico Doganale e il cosiddetto sistema di preclearing;
- istituire un Testo Unico in cui riunire tutte le norme di importazione ed esportazione di una merce definendone, a livello nazionale, interpretazione ed ambiti di applicazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home