LEGGI E POLITICA

Legge sul salario minimo in Germania: dubbi di compatibilità con la normativa europea

12 gennaio 2015

La legge sul salario minimo in Germania esiste dallo scorso luglio. Ma dal 1° gennaio – come Uomini e Trasporti vi ha già informato – verrà applicata a tutte le aziende e quindi non soltanto a quelle tedesche. In pratica diventerà in possibile per qualsiasi lavoratore dipendente – quindi anche un autista –  percepire come salario minimo meno di 8,50 euro l’ora lorde. In caso contrario l’azienda datrice di lavoro rischia una sanzione fino a 500.000 euro. Questa regola che vale per tutte le tipologie di trasporti, compresi quelli internazionali con origine o destino in Germania, quelli in transito e quelli di cabotaggio (maggiori dettagli li trovate in questa sezione), non preoccupa tanto le imprese di autotrasporto italiane, visto che il metro di riferimento per stabilire se un autista guadagni più del salario minimo è il contratto collettivo di settore, che sicuramente indica retribuzioni maggiori. Né interessa i numerosi trasportatori artigiani, i più famosi «padroncini», in quanto non sono lavoratori dipendenti.
A essere preoccupate sono piuttosto le imprese di trasporto dei paesi dell’Est. Anche se questa normativa a giudizio di molti fa un po’ a cazzotti con il diritto comunitario. Tant’è che molti dubbi sono stati sollevati da Francia e Olanda alle autorità di Bruxelles. E in effetti se si va a spulciare la giurisprudenza della Corte UE si scopre che c’è qualcosa al riguardo.

Nello scorso settembre, per esempio, la Corte con sede in Lussemburgo, ha stabilito che «esigere il pagamento di un salario minimo che non ha alcun rapporto con il costo della vita in tale altro Stato membro è incompatibile con la libera prestazione dei servizi». Il caso era relativo proprio alla Germania e riguardava un caso di subappalto effettuato da una società tedesca a una polacca. In quel caso la Corte, sebbene si trattava di appalti pubblici, ha giustificato la normativa in relazione all’obiettivo di proteggere i lavoratori, ma al tempo stesso ha espresso tra le righe il principio per cui il principio comunitario della libera prestazione di servizi subirebbe una limitazione laddove in un Paese membro venisse imposto un salario minimo che non ha alcuna relazione con il costo della vita. In pratica la normativa è giustificata se serve a proteggere i lavoratori di un paese, ma non se viene imposta a quelli di altri paesi che presentano un costo della vita più basso e che con quella protezione non hanno nulla a che fare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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