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Francia: i sindacati aziendali offrono l1-2% di aumento salariale; l'11/2 la risposta degli autisti

10 febbraio 2015

È finito in un nulla di fatto l’incontro di ieri pomeriggio a Parigi tra sindacati degli autisti e aziende francesi per riprendere le trattative sulla vertenza in atto su una serie di questioni, tra cui la principale e più spinosa è quella dell’aumento dei salari. Le diverse organizzazioni sindacali degli autisti e delle aziende di autotrasporto e logistica si sono sedute allo stesso tavolo dopo che nei giorni scorsi c’era stato un primo incontro, servito sostanzialmente a darsi appuntamento a ieri. Le organizzazioni delle aziende, infatti, avevano precisato che non avevano mandato per trattare sulle richieste dei sindacati in materia salariale (aumento del potere d’acquisto di almeno 100 euro mensili, equivalenti a circa il 5% del totale). I giorni presi di tempo dovevano servire appunto affinché le associazioni delle aziende valutassero quale risposta dare.

All’incontro di ieri, però, le stesse associazioni hanno fornito una risposta che suonava come un netto rifiuto delle richieste economiche, mentre è stata data disponibilità a discutere altri aspetti normativi. Questo approccio è stato giudicato molto negativamente dai sindacati dei lavoratori, che non intendono affrontare altri argomenti se prima non si sblocca la questione del salario.

La ragione per cui le organizzazioni dei lavoratori mettono il salario al centro di tutto è evidente: da due anni la categoria non riceve aumenti e 3 dei 4 livelli di ingresso dei contratti sono inferiori allo Smic, il salario minimo previsto dalla legislazione francese.

Da parte delle aziende, invece, è stato più volte ribadito che l’aumento richiesto è fuori dall’attuale realtà, a causa della difficile situazione economica che si sta attraversando e della forte concorrenza che l’autotrasporto francese subisce dalle aziende straniere. In questo quadro sono emerse anche istanze per sospendere la libertà di operare in Francia per aziende degli altri Paesi. Ma si tratta ovviamente di prese di posizione fuori dalla realtà, che forniscono però un’idea precisa dell’atmosfera che regna nelle trattative.

Fatto sta che dopo questo muro contro muro, a un certo punto di fronte all’offerta dei rappresentanti delle aziende di accettare un aumento massimo nell’ordine dell’1-2% (offerta peraltro non condivisa da tutte le organizzazioni delle aziende, presentatesi all’appuntamento abbastanza divise e con posizioni differenti), i sindacati dei lavoratori hanno fissato per mercoledì 11 febbraio alle 18 una riunione per discutere e decidere la risposta da dare al comportamento delle organizzazioni padronali.

In ogni caso  non ci dovrebbero essere forme di protesta sulle strade, alle quali i sindacati degli autisti sembrano adesso preferire iniziative più politiche, come quella di richiedere al governo lo stop per le aziende di autotrasporto «recalcitranti» alla trattativa di alcuni benefici economici statali. Come esempio concreto in tal senso è stato citato l’istituto chiamato «Conto Personale di Formazione», entrato in vigore il 1° gennaio di quest’anno e funzionante con il coinvolgimento dei sindacati rispetto all’individuazione delle categorie da coinvolgere nell’attività formativa. L’ipotesi avanzata da parte sindacale è di non far inserire il personale del settore del trasporto. In questo modo le aziende del settore non potrebbero beneficiare di contributi pubblici stanziati dalla legge per il «Conto Personale di Formazione»  per pagare il personale impegnato nell’attività formativa. Da parte delle aziende è stato fatto presente che iniziative del genere costituirebbero il blocco totale del dialogo sociale e ciò sarebbe pagato principalmente dagli autisti. 
Come si andrà avanti? Lo scopriremo mercoledì…

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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