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Protocollo Maroni-Conftrasporto contro le infiltrazioni malavitose nel trasporto

27 ottobre 2011
6,4%: è questa la percentuale di infiltrazione della criminalità organizzata all’interno delle imprese di trasporto. E anche per questo ieri il ministro dell’Interno ha firmato un doppio protocollo Protocollo quadro per la legalità e la sicurezza delle imprese, finalizzato a stabilire delle forme di collaborazione tra forze dell’ordine e sistema delle imprese. A siglarli da parte governativa il ministro Maroni e da parte delle imprese il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e il vicepresidente Paolo Uggè. Quest’ultimo in particolare ha apposto la firma al primo protocollo attuativo che si pone il compito di prevenire, contrastare e reprimere qualsiasi tipo di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dei trasporti, spedizione e logistica.
Con l’apporto delle associazioni di categoria, sarà possibile attivare – ha detto Maroni – «strumenti straordinari di contrasto al crimine» per consentire agli imprenditori di «operare serenamente e in sicurezza».
Ma cosa contiene il Protocollo dedicato ai trasporti? Praticamente parte da due indicatori fondamentali: il mancato rispetto dei costi minimi di sicurezza e la cancellazione dall’Albo e dalla Camera di Commercio per poi dare vita a una nuova impresa o dagli stessi interessati o da parte di loro prestanomi. « Due indicatori che – ha spiegato Uggè – qualora non venissero rispettati, spingeranno il ministero ad avviare le opportune verifiche per l’applicazione degli aspetti sanzionatori». In pratica quando si sa che un’azienda non rispetta i costi minimi o che ha chiuso in un luogo o con un nome e poi ha riaperto altrove o sotto altre insegne a quel punto scatta la segnalazione dell’associazione agli organi di controllo per approfondire la cosa. Insomma, un meccanismo alquanto virtuoso, anche perché dietro un’azienda che non percepisce i costi minimi, nel momento in cui partono le indagini, ci sono tutte le altre che questa ha incontrato lungo la filiera e che magari non hanno interesse a sottoporsi a tali verifiche. Di conseguenza, come ha sottolineato Uggè, questo elemento potrebbe diventare un fattori di forza per convincere sempre più imprese a rispettare la normativa sui costi minimi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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