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DEF: spariscono gli aumenti delle accise, ma il governo valuta di ridurre i rimborsi per l'autotrasporto

9 aprile 2015

Il 2015? È l’anno della ripresa. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ci crede e nel DEF in approvazione in queste ore (il via libera dovrebbe avvenire entro il 10 aprile) promette di eliminare tutte le clausole di salvaguardia. Di cosa si tratta? Detto sinteticamente sono quei salvagente che di solito vengono inseriti nelle Legge di Stabilità e che consentono di drenare risorse laddove i conti non dovessero tornare. E le clausole principe di salvaguardia sono due: l’aumento dell’IVA e quello delle accise sui carburanti. Che sono la maniera più facile, più immediata e più gettonata per fare cassa. Rispetto all’IVA la previsione era di aumentare quella del 10% al 12% nel 2016, al 13% nel 2017, mentre quella del 22% sarebbe potuta lievitare al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e al 25,5% nel 2018.

Per le accise si ragionava invece di un paio di centesimi per litro. Ebbene, togliere queste clausole alla fine determina un risparmio non da poco per le imprese di autotrasporto, almeno in termini di liquidità, visto che almeno una parte dei veicoli (non quelli euro 0) ottengono poi il rimborso delle stesse accise alla fine di ogni trimestre. Insomma, meglio non spendere proprio soldi, piuttosto che anticiparli per poi farseli rimborsare.

Soltanto che per evitare di far scattare queste clausole di salvaguardia, il governo prevede in parte di sfruttare la crescita (0,7% del PIL nel 2015 e +1,4% negli anni successivi), in parte di contenere le spese. In che modo?

E qui arriviamo a un’altra notizia che di fatto cancella la precedente. Perché da alcune indiscrezioni riportate dal presidente di FAI Conftrasporto Paolo Uggè in un articolo apparso sul Giornale dell’8 aprile, il governo – e in particolare il neoministro ai Trasporti Graziano Delrio – avrebbe intenzione di colpire proprio le riduzioni delle accise concesse alle imprese di autotrasporto per recuperare l'eccesso del valore della stessa accisa rispetto al valore medio europeo. Uggè, in particolare, lamenta il fatto che non soltanto questa misura fosse diventata «strutturale» e come tale «garantita fino al 2019», ma anche la scarsa memoria dell’esecutivo, visto che nel momento di approvazione dell’ultima Legge di Stabilità «è stato proprio il mondo dell'autotrasporto a suggerire come recuperare 615 milioni di euro escludendo dai benefici i camion euro 0, con un “guadagno” di 350 milioni rispetto ai 265 milioni che sarebbero stati risparmiati eliminando il rimborso sulle accise per tutti».

Ma soprattutto il presidente FAI si stupisce della cecità del governo, visto che a colpi di pressione fiscale e di burocrazia migliaia di imprese – «per un totale di 26 mila camion» - sono state indotte dal 2008 al 2013 a delocalizzare, «generando una perdita di oltre 11 miliardi, tra imposte fiscali e oneri sociali, secondo i dati dell'Unrae».

La domanda, allora, è: ma continuando ad aumentare la pressione fiscale e quindi far aumentare il gap tra costi di impresa italiani e quelli esteri, quanti altri prenderanno la strada verso l’estero?

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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