UFFICIO TRAFFICO

Grissitalia, frode fiscale da 3,5 milioni. Coinvolto Consorzio di autotrasporto

22 aprile 2015

Tre milioni e mezzo di euro. È la cifra della frode fiscale scoperta dalla Guardia di Finanza di Savona nell’ambito di indagini che vedono coinvolta la Grissitalia di Valle San Bartolomeo, azienda leader nel campo della panificazione industriale, con una distribuzione di circa 49mila tonnellate all'anno di pane e grissini.

L'indagine è nata dalla segnalazione di un Istituto di credito su entrate ingenti – subito pareggiate da altrettante uscite di denaro - sul conto della moglie di un autotrasportatore, dipendente di un consorzio che lavora per l’azienda ligure. Le Fiamme Gialle hanno accertato che l'impresa dell'autotrasportatore fatturava con un solo camion circa 17 mila euro al mese, svolgendo oltretutto una massa di trasporti troppo elevata per un singolo veicolo. I Finanzieri hanno anche filmato un camionista mentre consegnava 5000 euro in contanti a un direttore di stabilimento.

Da qui l’accusa nei confronti di alcuni associati del consorzio di avere organizzato un giro di fatture false e pagamenti in nero. Dieci gli arrestati nelle province di Savona, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Bergamo e Massa Carrara, quattro dei quali trattenuti in carcere e sei agli arresti domiciliari (di cui 4 autotrasportatori).

Inoltre sono stati confiscati contanti e beni per 2,5 milioni di euro. I reati contestati variano dalla frode fiscale all'emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dall'appropriazione indebita alla frode in commercio.

Il meccanismo messo in atto dalla società Grissitalia era piuttosto semplice. La frode iniziava con l'emissione di una fattura per operazioni inesistenti da parte di autotrasportatori compiacenti. Il grissinificio effettuava quindi un bonifico bancario per il pagamento integrale della falsa fattura; i camionisti prelevavano la stessa somma in banca, trattenendo il 20%, ma restituendo i contanti al direttore dello stabilimento che, a sua volta, reinviava il denaro alla famiglia Dagna, titolare dell’impresa di panificazione industriale e ideatrice – secondo gli inquirenti – del sistema fraudolento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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