FINANZA E MERCATO

Bulgaria, nel Paese meta di delocalizzazione decolla il trasporto su gomma (+ 68%)

30 aprile 2015

Siamo abituati a parlare della delocalizzazione delle aziende di trasporto all’estero come di un fenomeno fortemente penalizzante – una forma di concorrenza a volte sleale – per chi, invece, continua a lavorare e a dare lavoro nella Penisola. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia, ovvero l’impatto che l’esternalizzazione ha sui paesi di destinazione della fuga all’estero. In genere, il processo apporta grandi benefici nel territorio scelto per quanto riguarda lo sviluppo stradale, le modalità di trasporto e l’economia in genere.

È il caso della Bulgaria, che fino a pochi anni fa si collocava in fondo alla classifica dei Paesi europei in via di sviluppo economico e che oggi invece sta vivendo un momento di buon rilancio. Secondo dati Eurostat, infatti, oltre il 69% dei trasporti in Bulgaria segue le rotte del commercio internazionale, con una prevalenza della gomma (68%) che sta guadagnando terreno sul trasporto navale (21%) e ferroviario (11%).

Il Paese dispone già di una rete stradale di 40.231 km (di cui 39.378 asfaltati), con 6 autostrade per una lunghezza di 627 km, ma è in atto un ingente piano di potenziamento delle infrastrutture, come testimonia il completamento del secondo ponte sul Danubio di due anni fa. La Bulgaria può inoltre sfruttare una posizione geografica strategica e il supporto finanziario da parte dell’Unione Europea, che ha stanziato per il periodo 2007-2013 6.853 miliardi di euro, di cui 1.624 appunto per le opere strutturali.

Per favorire gli operatori interessati a investire in Bulgaria Diacron Press, marchio editoriale con sede a Sofia del gruppo Diacron, società di consulenza internazionale, ha deciso quindi di pubblicare  una piccola guida pratica dedicata a chi agisce nel settore dei trasporti, in particolare su gomma, per fornire indicazioni pratica su come operare, dalla costituzione della società ai costi di gestione fino agli aspetti fiscali.

Iniziativa lodevole se favorirà la crescita del lavoro delle imprese italiane che operano e si confrontano realmente sul mercato dei trasporti internazionali. Sulle altre, almeno in questo contesto, stendiamo un pietoso velo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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