UFFICIO TRAFFICO

In galera Gerhard Stadler: per l'accusa frodava il fisco e sfruttava gli autisti

25 maggio 2015

Gerhard Stadler è stato quel che si definisce un imprenditore di successo. Fino a qualche anno fa era molto facile imbattersi per strada con uno dei suoi oltre mille veicoli – con telone bianco e scritta verde – anche sulle strade italiane. Era l’epoca in cui il 75enne trasportatore austriaco aveva alle dipendente circa 1.500 persone. Poi poco più di due anni fa è iniziato un progressivo declino, partito con il fallimento di ben sei società (l’ultima nello scorso marzo) e conclusosi con l’arresto, avvenuto la scorsa settimana, del trasportatore. L’accusa è occupazione illegale di manodopera straniera, di bancarotta fraudolenta e di frode fiscale. La quantificazione del denaro occultato al fisco ammonterebbe a una cifra vicina ai 10 milioni di euro, mentre arrivano addirittura a 48 milioni i debiti complessivi, compresi 750.000 euro nei confronti di banche del gruppo Unicredit. Una voragine di denaro che adesso i giudici provano a colmare aggredendo anche i beni personali di Stadler.

Ma al di là del caso specifico è interessante la maniera con cui gli avvocati dell’imprenditore stanno cercando di difenderlo. Nella loro ricostruzione Stadler sarebbe stato costretto a frantumare la sua impresa in tante entità distinte, con sedi in Repubblica Ceca e in Romania, per far fronte a concorrenti stranieri che avevano il vantaggio di sopportare costi decisamente più bassi. In pratica cioè provano a farlo passare come una vittima di un mercato distorto da una concorrenza sleale, alla ricerca disperata (e senza successo) di una via di uscita.

Sta di fatto che, stando alle cronache austriache, il 75enne imprenditore austriaco apprese abbastanza in fretta le tecniche del dumping sociale e le applicava in maniera decisamente rigida. Testimonianze di alcuni autisti parlano di pesanti pressioni e ricatti da parte delle società allo scopo di osservare turni di lavoro superiori a quelli imposti dalla normativa comunitaria.

Insomma, vittima o sfruttatore? Per fornire una risposta certa bisognerà attendere la fine del processo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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