LEGGI E POLITICA

Aumento pedaggi autostradali: CNA-Fita annuncia battaglia

26 maggio 2015

La notizia è di quelle capaci di far cadere le braccia: i pedaggi delle autostrade italiane, già aumentati a inizio anno mediamente dell’1,5%, potrebbero subire un ulteriore incremento a partire dal prossimo mese di giugno.

Pare infatti che la Commissione UE, chiamata a valutare il prolungamento pluriennale delle concessioni deciso dal governo italiano, sia orientata a dichiararlo legittimo. Da qui la richiesta del presidente di Aiscat, l'associazione dei concessionari autostradali, Fabrizio Palenzona, di richiedere direttamente a Matteo Renzi adeguamenti tariffari dei pedaggi e il prolungamento delle concessioni senza l’indizione di nuove gare. «Aiscat ribadisce la centralità del principio della certezza giuridica – ha spiegato Palenzona – che impone il rispetto dei contratti e accordi sottoscritti e ancor più particolarmente in un momento in cui deve essere promossa la crescita e l'interesse degli investitori».

Una mossa che ha suscitato l’ira di Cinzia Franchini, presidente nazionale di CNA-Fita, che ha chiesto al governo di chiarire da quale parte stia, se «di quei concessionari che hanno potuto beneficiare, in anni di durissima crisi economica, di aumenti tariffari a due cifre che gli hanno consentito di realizzare utili rilevantissimi o di quelle imprese che, grazie al loro intraprendere, sono ancora sul mercato». La presidente ha sottolineato di aver «avanzato proposte chiare e innovative, di sicuro non tacciabili di corporativismo, nell’interesse del Paese quanto della categoria e per questo non potremo accettare nuovi balzelli all’insegna di una vecchia, anzi vecchissima politica».

Le organizzazioni sindacali intendono quindi disseppellire l’ascia di guerra, con iniziative di lotta e movimentazione ancora da precisare. In ogni caso si profila un ulteriore balzello a carico soprattutto del trasporto merci, che è ovviamente il frequentatore più assiduo delle autostrade italiane. Inutile evidenziare come ancora una volta si colpisca uno dei perni su cui gira l’economia italiana, senza misure correttive o conservative del settore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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