LEGGI E POLITICA

Diventa reato lo sversamento da cisterna di merci inquinanti: ecco com'č punito

3 giugno 2015

Deve fare molta attenzione chi trasporta rifiuti pericolosi. Sulla Gazzetta Ufficiale del 29 maggio, infatti, è stata pubblicata la legge 68/2015 che introduce una serie di nuovi reati in ambito ambientale. In pratica l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico e l’abbandono di rifiuti radioattivi, l’impedimento del controllo e omessa bonifica diventano crimini puniti penalmente.

In più, rispetto alla precedente normativa (il decreto  legislativo  3  aprile  2006  n.  152 che comunque rimane in vita), le nuove disposizioni inaspriscono molte sanzioni e allungano i tempi di prescrizione dei reati.

Si dirà: cosa c’entra tutto questo con l’autotrasporto? Purtroppo, invece, le attinenze sono diverse e preoccupanti. La prima, la più evidente, riguarda le modalità con cui vengono commessi i nuovi reati di inquinamento e disastro ambientale, visto che per far scattare l’ipotesi criminosa non è necessario un comportamento volontario e quindi doloso, ma è sufficiente anche uno soltanto colposo, vale a dire frutto di imperizia, negligenza, imperizia o inosservanza di disposizioni normative.

Un esempio di comportamento colposo, allora, potrebbe essere anche un semplice incidente stradale, a seguito del quale una cisterna, carica di sostanze pericolose o comunque inquinanti per il terreno o per corsi d’acqua limitrofi, abbia subito uno sversamento nell’ambiente circostante. Un’ipotesi di questo tipo, quindi, chiamerebbe i rappresentanti aziendali sul banco degli imputati di un processo penale.

Ma cosa si rischia e come eventualmente “ci si salva”?

Il rischio è assolutamente elevato, visto che le sanzioni prevedono da 2 a 4 anni di reclusione, un’ammenda amministrativa fino a 60.000 euro, la confisca degli strumenti – vale a dire il veicolo – impiegati per commettere il reato. Se poi l’azienda responsabile non provvedesse a ripristinare i luoghi allo stato preesistente, allora rischierebbe un’ulteriore pena detentiva da 1 a 4 anni e un’ammenda fino a 80.000 euro.

Come ci si salva lo dice la stessa legge, laddove prevede l’inapplicabilità delle sanzioni quando il trasgressore si attivi efficacemente alla messa in sicurezza, alla bonifica e al ripristino dei luoghi, rispettando la proceduta prevista dalla normativa ambientale, che prevede la comunicazione alle autorità competenti, la predisposizione dei progetti di bonifica e il pagamento degli oneri di bonifica e di ripristino. Non avere al proprio servizio un’azienda di pronto intervento aziendale, quindi, diventa un’esposizione al rischio decisamente elevata. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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