UFFICIO TRAFFICO

Imprenditore messo in ginocchio da un furto di veicoli se la prende con gli «ospiti dell'Est»

3 giugno 2015

La storia in sé non dice molto, ma è sintomatica di un’esasperazione, evidentemente sempre più diffusa. Tre giorni fa Alberto Botti,  il titolare di un’azienda di Fusina, in provincia di Venezia, ha messo fuori dei cancelli della ditta uno striscione abbastanza inquietante: «I nostri ospiti dell’Est ci hanno rubato mezzi e attrezzature. Le istituzioni non ci proteggono. Non ci resta che seguire l’esempio del benzinaio di Nanto».

Affermazione pesante, tanto che lo stesso Botti ammette che «non è bella da dire», visto che fa riferimento – per chi non lo ricordasse – alla vicenda di un benzinaio di nome Graziano Stacchio, divenuto lo scorso 3 febbraio testimone di una rapina nella gioielleria di fronte al suo distributore e che ha reagito prima sparando in aria e poi, quando i ladri hanno risposto al fuoco, abbassando il tiro e colpendone uno, deceduto qualche ora più tardi.

A far scattare a Botti l’odioso parallelismo è un furto che ha subito lo scorso 12 aprile e che sta mettendo in ginocchio la sua piccola azienda. Per la precisione gli hanno portato via un autocarro con gru retrocabina, un escavatore e altre attrezzature  per un valore complessiva di oltre 100.000 euro. Ma soprattutto l’imprenditore veneto è infuriato perché, essendo il veicolo rubato munito di Telepass, è stato possibile tracciare i suoi spostamenti in Autostrada. E così appurare che dopo il colpo, avvenuto alle prime luci dell’alba, il mezzo in questione ha percorso tutta la A4 verso Trieste e lì è uscito per dileguarsi. Quando in azienda si sono accorti dell’accaduto e hanno dato l’allarme, del veicolo non c’era più traccia. Probabilmente, dicono gli inquirenti, aveva già varcato il confine. Sostengono verso Est… E per Botti non è una presunzione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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